Mauro Ferranti. Vita da sindaco a Montappone

Mauro Ferranti, 57 anni, geometra, sindaco di Montappone

Partiamo dai problemi.

La raccolta differenziata. Questo è il problema attuale. A due anni dall’inizio del servizio, rimaniamo deficitari sulla percentuale di raccolta. Si dovrebbe arrivare al 65%, siamo ancora distanti.

Come mai?

Nel rifiuto organico qualcuno mette di tutto. Per una disattenzione o cattivo comportamento di pochi  – 10, 20 persone? – viene rovinata la raccolta e compromesso l’impegno di tanti. È un cruccio. Potremmo stare a livello alto, perché c’è tanta gente scrupolosa, invece anche nell’ultimo controllo a campione abbiamo verificato comportamenti che compromettono la raccolta.

Ferranti
Il sindaco Mauro Ferranti

Un punto di forza

Sicuramente la creatività. Siamo il paese del cappello che attira tante persone, anche turisti. Il Museo del Cappello e la Mostra del Cappellaio pazzo sono attrattori. Chi viene a visitare queste due realtà, poi visita e acquista anche nelle fabbriche. C’è un patrimonio artigianale considerevole che meraviglia i turisti. Siamo stati invitati a Matera, il primo di luglio, città della cultura, per l’apertura di una mostra nazionale delle tipicità locali.

Per quanto riguarda l’occupazione, grazie a Dio, non abbiamo grosse difficoltà. Il lavoro c’è, le aziende si difendono bene, tutte operative. Forse, siamo un po’ controtendenza rispetto al trend nazionale. Teniamo botta.

Quali sono le richieste dei cittadini?

Sono particolari, diverse e tante. Vengo, ad esempio, da un  periodo dove mi chiedono e, a volte, pretendono, che io vada a risolvere liti tra privati, che a me non competerebbero: questione di confini, la proprietà di un albero… Cose alla fine anche curiose.

Borgo antico e parte nuova. Dialogano?

Sì sì, qui non c’è la distanza che corre tra Falerone alto e Piane, o Montegiorgio e Piane. La distanza è ridottissima. Il borgo è abitato. Ha ripreso da una decina d’anni. Prima era un po’ desolato. I lavori fatti, come la piazza, e la presenza del restaurato Palazzo Ricucci come resort, hanno sostenuto un nuovo inurbamento: mi sembra che vi abitino17 famiglie tra cui irlandesi e canadesi.

Un’opera che l’ha soddisfatta?

Finalmente siamo riusciti a sbloccare una situazione pesante. Stiamo realizzando 186 nuovi loculi. È stata dura, ma ce l’abbiamo fatta.

Nel mio programma non avevo messo tanti punti, anche perché venendo da cinque anni da assessore ai lavori pubblici mi rendevo conto di quello che poteva essere realizzato. Quindi, nessuna promessa fumosa. Ho puntato sulla manutenzione del nostro patrimonio e sulla sua conservazione.

Si parlava di fusione tra comuni qualche anno fa. A che punto siete?

Prima del terremoto del 2016, avevamo intavolato con Falerone e Monte Vidon Corrado il discorso della fusione. Poi era arrivata anche Massa Fermana. Avevamo anche discusso – e studiato – con i dirigenti della Regione per una verifica dei bilanci. Eravamo pronti a stendere la delibera della manifestazione di interesse da parte delle amministrazioni. Purtroppo, il terremoto ha messo tutto a soqquadro. Non tanto per noi: i danni sono stati limitati. Falerone invece è stato colpito duramente. Per cui, parlare oggi di fusione ai cittadini di Falerone, sembrerebbe quasi irrispettoso. Hanno problemi più impellenti. Siamo rimasti fermi. Ma il tema è importante e va ripreso. Il futuro è quello. Anche alla presenza di risorse sempre minori

Avete una consistente presenza di extracomunitari. Com’è la situazione?

Abbiamo una presenza del 12%, soprattutto del Nord Africa. L’integrazione è molto difficile. 30 anni fa, i primi ad arrivare non hanno creato difficoltà. Oggi i disagi sono  tutti i livelli. La nostra attenzione è alta. Ma non basta. Sono veramente troppi. Non è una integrazione, è un’invasione.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, 13 giugno 2018

 

 

 

 

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