Ascoltare e non piangersi addosso. La ricetta del sindaco di Campofilone

Ercole D’Ercoli, 50 anni, militare della Guardia di Finanza in aspettativa, sindaco di Campofilone.

Com’è iniziata la giornata?

Oggi (lunedì 18 giugno, ndr) bene. È il primo giorno delle colonie marine per gli anziani. Insieme a tutta la giunta, li ho accompagnati al mare, prima ci siamo fermati nello chalet e abbiamo fatto colazione.

Non è certo sempre così…

No no. Adesso vado in ufficio. Il lunedì è sempre una giornata molto intensa. Si sono accumulate le problematiche di due-tre giorni. Non è che sia meglio negli altri giorni. Arrivano sempre tante persone. Nei piccoli comuni il referente principale è il sindaco. La porta dell’ufficio è sempre aperta, si diventa punti di riferimento.

Le richieste dei cittadini sono le più disparate. In queste settimane, le piccole mareggiate hanno provocato qualche danno, quindi ci viene chiesto di intervenire con le manutenzioni. Comunque, le richieste vanno dal lampione che è spento alla buca in strada. Poi ci sono i problemi delle persone anziane, cittadini con handicap, disagio economico di alcune famiglie. I problemi non mancano…

D'Ercoli 2
Il sindaco Ercole D’Ercoli

E il sindaco che fa?

Deve lavorare molto di fantasia per trovare soluzioni che non sono subito a portata di mano. Il primo passaggio però è quello dell’ascolto delle persone. E già ascoltare è un grosso passo avanti. Gli anziani non hanno persone con cui confidarsi. Ascoltandoli a volte troviamo la soluzione.

Un punto di debolezza e un punto di forza del suo comune?

Parto dal punto di forza, Campofilone è un territorio che ha una economia completa, che si basa sul prodotto tipico. Questo ci consente di avere un po’ di respiro. Sottolineo che dal centro storico in collina ci snodiamo fino al mare (1,5 chilometri). Stamattina, dopo aver accompagnato gli anziani, ho visitato un cantiere dove stiamo chiudendo i  lavori per un primo tratto di pista ciclabile sul lungomare.

Punti di debolezza non ce n’è. Certo, i bilanci sono magri. Io parto però dal presupposto che occorre lavorare con quello che si ha sottomano, mettendolo a frutto nel modo migliore. Piangersi addosso non risolve mica i problemi. Invece si deve lavorare sodo valorizzando le specificità.

Rapporto con i colleghi sindaci?

Il rapporto è buono, in alcuni casi molto buono. Con i comuni di Pedaso e Altidona stiamo mettendo in campo una serie di progetti come la pista ciclabile di cui abbiamo presentato un progetto in Regione e siamo secondi in graduatoria per la ciclovia adriatica. Stiamo integrando anche gli uffici. All’ufficio tecnico abbiamo una persona che è presente alternativamente su tutti e tre i comuni. Abbiamo l’area tecnica, quella finanziaria e il segretario comunale insieme.

Per quanto riguarda la Provincia, il depotenziamento delle competenze ha portato a una riduzione dei contatti. Resta comunque un punto di riferimento.

Mi ricordo agli inizi, con tutte le sue competenze, la Provincia era agile e competitiva. La riforma ha provocato sbandamento. E non credo che ci siano stati vantaggi d’altro genere. Lo svuotamento delle competenze ha creato vuoti e carenze. Ho notato negli ultimi due anni che, per sopperire alla mancata regia provinciale,  si sono formati raggruppamenti locali: la Valdaso, la Valtenna, la Montagna. Si sono rafforzati i rapporti tra comuni di aree omogenee.

Unione Comuni Valdaso?

Unione Comuni Valdaso… Sulle unioni, vorrei dire che la normativa nazionale non è chiara e quindi non incentiva. Non ci sono vantaggi concreti. Un esempio banale: noi siamo sette comuni, che debbono stilare sette bilanci. Con l’Unione ne dobbiamo fare uno in più. L’Unione non ci semplifica il lavoro. È invece un aggravio, specie per i comuni più piccoli che non hanno personale. Un peso più che un vantaggio.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, giovedì 21 giugno 2018

 

 

 

 

 

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