Vita da sindaco. Remigio Ceroni: a Rapagnano accade che…

Remigio Ceroni, 63 anni, già senatore della Repubblica, più volte sindaco di Rapagnano

Più impegnativo il Senato o l’ufficio da sindaco?

Sono due compiti estremamente gravosi. Poi, dipende dall’impegno che uno ci mette. Oggi però chi svolge la funzione di sindaco è un autentico eroe. Viviamo una fase in cui i problemi di carattere sociale sono aumentati di molto mentre stanno diminuendo le risorse economiche a disposizione.

Problemi di carattere sociale, cioè?

Le nuove povertà. Intendo famiglie, pensionati al minimo economico, disoccupati. C’è anche il problema sicurezza, molto avvertito dalla popolazione: furti, episodi di micro criminalità. Accade che le famiglie con redditi minimi, o senza redditi, non riescano a pagare i servizi comunali. E per un piccolo comune è un grosso, e duplice, problema.

Ceroni due
Il sindaco e già senatore Remigio Ceroni

Ma c’è lavoro?

Iniziamo ad avere difficoltà. La crisi economica ci ha toccati. Ci sono aziende che hanno dovuto licenziare pesantemente.

Che può fare un sindaco?

Poco. Non modifica le tendenze economiche. Può stare vicino alla propria popolazione, comprendere e dare una mano: chi non può pagare non può pagare! Il nostro comune ha molto da incassare da chi, negli ultimi 4-5 anni, non ha potuto pgare. La cifra è consistente. 260 mila euro potrebbero far fallire un comune. Perché, da una parte non incassa, dall’altra deve sostenere contratti d’appalto, spese di illuminazione, personale, rate mutui, che vanno onorati. Senza entrate come facciamo? L’azienda comune inizia ad avere problemi. Ne risente tutta la comunità. I comuni che vanno bene sono quelli della costa che possono contare sulle tasse e le imposte riguardanti le seconde case. A Rapagnano abbiamo anche un patrimonio immobiliare scarso che dà rendita scarsa.

Tornando alla questione lavorativo, aggiungo che un sindaco non può arginare, ovviamente, la crisi calzaturiera. Occorrono politiche governative capaci di sostenere il settore. Voglio sottolineare che le Marche sono una regione fortemente in crisi. Ne hanno vissute cinque: quella del mobile, del bianco, della calzatura, di Banca Marche (sistema bancario), e ultima, la crisi sismica. Si sono abbattute sulla regione provocandone un tracollo economico. Solo grazie alla ricchezza accumulata da generazioni di marchigiani, che hanno lavorato sodo, oggi ancora resistiamo. I parametri economici però ci collocano ormai nel profondo sud d’Italia.

La mattinata da sindaco com’è?

Combatto con le difficoltà che mi vengono rappresentate dalle persone. Noi sindaci siamo il primo sportello sempre aperto, e forse l’unico, per i cittadini. Ascolto e cerco di trovare soluzioni. Il guaio è che rispetto al passato è  molto più difficile trovarne.

È d’accordo per le fusione tra comuni?

Si possono fare ma debbono essere volontarie. Comunque, non risolvono i problemi dei comuni. C’è una politica scellerata che vuole sopprimere le piccole comunità. In realtà, invece, serve un veloce processo di semplificazione. Un comune piccolo come il mio non può essere sottoposto alle stesse regole di un comune come Roma. A Roma rubano tutti, a Rapagnano non ruba nessuno, anzi, ognuno mette qualcosa di suo per la comunità.

Opere realizzate e da realizzare?

Il Comune di Rapagnano, tolte le spese per personale e illuminazione pubblica, il resto del bilancio è per la scuola: dal nido alla scuola media. Vivacissima.

Dal 2011 al 2018 i trasferimenti dello Stato si sono ridotti dei 2/3. Riusciamo ad andare avanti perché abbiamo un volontariato formidabile. Il Comune viene tenuto in ordine attraverso i servizi civici svolti da pensionati volontari che ricevono solo un modesto rimborso spese. Curano il verde, imbiancano le aule, raccolgono le cartacce per strada. Così il paese è pulito e ordinato.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, giovedì 28 giugno 2018

 

 

 

 

 

 

 

 

Una risposta a "Vita da sindaco. Remigio Ceroni: a Rapagnano accade che…"

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  1. Mirable esempio di spirito di sacrificio, unito a innato senso del dovere ed una certa dose di masochismo. Se è tanto difficile fare il politico locale e nazionale (rischiando pure di perdere il vitalizio in futuro) dai le dimissioni da tutti gli incarichi e ritirati in un eremo in montagna, magari con la sola compagnia delle fotografie di Berlusca e Bondi…..

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