Cammino la Terra di Marca. Un itinerario, un volo di nibbi e un carico di libri

Libri al seguito nello zaino e una frase che picchia in testa. Quest’ultima, del politologo spagnolo Olivier Roy, recita: «E la crisi dell’immaginario implica, rispetto al futuro una mancanza di utopia e, rispetto al passato, una mancanza di nostalgia». C’è rimasto poco o nulla dell’una e dell’altra. Si vive un eterno presente spaventati da ciò che possa domani accadere e dimentichi della storia di ieri.

Il  nibbio piccolo vola accanto al nibbio grande. Figlio e genitore? Possibile. L’evaporazione del padre, secondo Lacan, forse non funziona per gli uccelli.

«Il tempo non è mio, – termina una poesia di Rondoni – l’amore sconfina, volo di falco lungo le correnti sul pendio».

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La spianata offre un’unica ombra: un olmo solitario. Mi siedo. Ad abbracciarmi è il triangolo di terra che va da Santa Vittoria in Matenano a Monte San Martino. Vedo Smerillo alla mia sinistra e la montagna che conduce a Montefalcone. Non avevo mai notato quegli occhi. Sono due punti di verde, equidistanti, sul pendio che porta a Castel Manardo. Li fisso. Mi fissano. Li cerco. Mi trovano.

Un gatto s’avvicina. Con passo felpato, si dice. Avanza nel solco tra l’erba ed il grano. Scruta l’intruso. Respira aria buona e libertà.

I minuscoli paesi in vista hanno armonia: campanile in testa e gironi digradanti.

Pesco dallo zaino uno dei tre volumi. Lo scrisse Guillaume Faye. Lo lessi sul finire degli anni Settanta. «Sotto l’aeroporto di Francoforte, sepolto nello spessore di cemento, da qualche parte tra il parking e il business center sotterraneo, è stato costruito un night club. Sotto l’aeroporto di Johannesburg, c’è un night esattamente uguale. A Oslo, ancora lo stesso. Idem a Tokyo e a Chicago. Ben presto a Nairobi, Atene, Roma, Rio de Janeiro». Le cose possono essere cambiate, ma in peggio. Tutto eguale, specie le grigie periferie abitate dal Popolo degli Abissi, secondo il prof. Sapelli.

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È nata la città globale, meglio: la rete delle città globali, che si trasforma in città-piovra.

Ma qui, no! Qui c’è ancora una distintività: una Terra diversa.

Prima di salire al pianoro, ho raggiunto il fiume Tenna e un grumo di case. Una di queste: la più grande, portava la scritta UNES: l’Enel dei privati anni Cinquanta. Accanto, coperti da rovi maligni ma anche da gelsomini dall’inteso profumo, i muri a protezione di un orto, ampio e segreto.

Il premio  Nobel (2001) Joseph Eugene Stiglitz, invitato mesi fa all’Università Politecnica di Ancona, ha sostenuto che le Marche usciranno dalla marginalizzazione economica puntando su servizi, energie sostenibili, cultura e turismo.

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Lo riporta Adriano Mecozzi nel suo libro Un mondo e Una via. L’ultimo capitolo: I Paesi nostri, sono spunti e idee per la riscossa. La ricchezza? Energia con vento e boschi; cooperative di comunità future; nuovo turismo di salute, relazioni ed eno-gastronomia; artigianato e agricoltura di qualità; connessione tra prodotto e territorio. E ridar vita e voce a Comunanze agrarie. Ricostruendo con pazienza, comunità umane solidali.

Per Vito Teti «I paesi non hanno bisogno di celebrazioni, ma di attenzione, debbono esser visti con la loro forza e debolezza». E amati come si ama una donna.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, domenica 1 luglio 2018

 

 

 

 

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