Prima di tutto: insegnante. Con il gusto della politica. Franco Loira da Porto San Giorgio

Ancora gli arrivano i saluti dei suoi ex allievi. Se lo ricordano anche a distanza di anni. Gli hanno voluto bene. Hanno imparato da lui cultura e vita.

Quando lo racconta, Franco Loira, 84 anni, sangiorgese, ne sorride con piacere. Se c’è una cosa che ha amato, e continuerà ad amare, è l’insegnamento: quei trent’anni passati dietro la cattedra dell’ITI Montani di Fermo (in precedenza qualche tempo anche alle scuole medie). Sempre docente di italiano e storia.

Quella storia che ha studiato con passione da giovane, al Liceo classico fermano Annibal Caro prima, all’Università di Roma poi, e che, con l’età, è diventata anche libro –anzi, libri – sulla sua città. In questi mesi sta lavorando al terzo volume della Storia di Porto San Giorgio. E così saranno 14 quelli che portano la sua firma. Storici, dicevamo, ma anche romanzi, aneddoti, racconti.

Loira
Il prof. Loira mentre riceve un premio

Insegnante e politico. O, meglio, amministratore pubblico. Di quella nobile schiatta che cercava di costruire la Polis, di stare in mezzo alla cosa pubblica, interessarsene, farsene carico, lavorare per un bene a vantaggio di tutti.

«Socialista di Nenni?» gli domando. «Sì, ma ancor più di Riccardo Lombardi», risponde sicuro del suo ancoraggio ideale. Un cammino, il suo. Dall’Azione cattolica al Partito socialista. Cattolico  e progressista Mi viene subito da pensare al socialismo umanitario alla Tolstoj. E scopro che proprio i grandi dell’Ottocento russo sono la sua vera passione specie, appunto, Tolstoj, e poi Cechov, Dostoevskij, Gogol. Senza però dimenticare il corregionale Giacomo Leopardi.

Quando entra in politica sono anche gli anni di papa Giovanni XXIII e del Concilio Vaticano II, della distinzione tra errore ed errante.

Franco Loira, oltre che consigliere, vice sindaco e assessore, è stato anche primo cittadino di Porto San Giorgio: 1980-1984. Potrebbe raccontarne tante di quegli anni. Mi rammenta solo tre opere, diverse tra loro, ma tutte egualmente importanti: il Bambinopoli; la posa della prima pietra del Porto Turistico e Peschereccio; la battaglia per il Teatro comunale. La prima fu un’opera diretta alle famiglie: un luogo di svago e di socializzazione. La seconda, una tappa fondamentale per la cittadina: «Il Porto era stato un sogno di tante generazioni, ci puntavamo con forza». Il Teatro fu una battaglia vinta. «In consiglio comunale e tra la gente, – ricorda – si erano formate due fazioni: quella che voleva abbattere la struttura in forte degrado e costruirvi altro, e la mia che voleva intervenire e restaurare». Con la pazienza di Giobbe Loira fu capace di portare anche i più contrari a rivedere le proprie posizioni. Teatro salvo e splendido.

Ma torniamo all’Istituto Montani, dove ha lasciato il cuore. «Quando incontro gli insegnanti di oggi – dice – raccomando loro di tenerci, di farla fiorire sempre di più questa nostra scuola, perché è un elemento distintivo». Mi racconta un episodio. Da commissario esterno per gli esami, fu mandato a Napoli. Il presidente volle conoscere i commissari. Li chiamò intorno ad un tavolo. Quando arrivò a Loira e seppe che proveniva dall’ITI Montani esplose in mille felicitazioni e lo nominò, seduta stante, suo vice.

Il sig. Franco crede di essere andato in pensione al momento giusto. «Oggi purtroppo la scuola italiana vive una grossa crisi, il rispetto per gli insegnanti è venuto meno così come il piacere dello studio e dell’apprendimento». Ricorda, ricordando anche i suoi grandi insegnanti: Alvaro Valentini e Vincenzo Tosco, «gente che non si dimentica».

Gli chiedo se fu mai candidato alle Regionali. «Me lo proposero, però mi dissero anche che avrei dovuto abbandonare l’insegnamento. Non se ne fece nulla, forse anche per le mie preghiere notturne alla Madonna».

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, mercoledì 4 luglio 2018

 

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