Vita da sindaco. Giuseppe Barbabella: la mia opera tra la gente

Giuseppe Barbabella, 55 anni, impiegato, sindaco di Torre San Patrizio.

Che tipo di rapporto ha con la popolazione?

Cerco di stare ogni giorno vicino ai miei concittadini. Li vedo al bar, li incontro al mercato, dialogo con loro, raccolgo malumori e richieste. Gli anziani chiedono di tutto: una visita medica da fare in tempi brevi, le cure termali. Hanno bisogno anche di consigli per come regolarsi con l’INPS, o per una pratica alla Provincia. Molte volte quello che mi viene chiesto esula dal mio compito di sindaco. Però, cerco di dare una mano.

SINDACO Barbabella
Giuseppe Barbabella, sindaco di Torre San Patrizio

Come siete messi a strutture sociali?

Abbiamo una palestra, una campo di calcio in sintetico, un teatro, una bocciofila. Insomma, non male per svolgere attività associative.

Mi risulta che la sua Amministrazione abbia molto investito sulla scuola.

È vero. Abbiamo la scuola per l’infanzia, le elementari e la scuola media. Ci puntiamo: un paese senza scuola è un paese morto. La supportiamo con contributi. Da noi vengono ragazzi anche dei paesi vicini, le famiglie ci prediligono perché i bambini sono molto seguiti. È un fiore all’occhiello: è a misura di bambino, le classi non sono molto numerose.

Emergenze?

Di grandi non ce ne sono. Forse, come in altri centri calzaturieri che sono stati ricchi, circola un po’ di droga.

Lavoro?

Non siamo messi proprio bene. Hanno chiuso diverse aziende. Ricordo che Torre San Patrizio è stato tra i primissimi paesi a sviluppare il settore calzaturiero, specie per la scarpa da uomo. Abbiamo avuto un boom economico incredibile rispetto ad altri comuni. Oggi sono rimaste un paio di aziende di scarpe: la Giano e La Trento, ed alcuni suolifici. Io li ringrazio perché credono ancora nel paese. La disoccupazione c’è. Non è enorme. Va anche detto che molti cercano il lavoro ideale. Oggi non è più così. Dobbiamo arrangiarci, approfittare del lavoro che c’è. Anche fare i camerieri. Capisco che per un giovane è scomodo lavorare il sabato e la domenica. Però…

Rapporti con la gioventù?

Mah, tranquillo: ho rapporti con tutti. Sono molto diretto, sia quando debbo dire sì che quando è no. Cerco di dire sempre la verità perché non mi ricorderei le bugie dette… Tutti hanno il mio numero di cellulare. Chi vuol parlarmi può telefonare senza problemi.

Un’opera pubblica di cui andare orgogliosi?

Non è questione di orgoglio, dovevamo fare alcuni interventi e li abbiamo fatti. All’asilo, per esempio, inagibile per un problema con la vicina chiesa. In due mesi, abbiamo spostato il centro di aggregazione, e abbiamo ristrutturato l’ex scuola media con 80 mila euro adeguandola alle necessità dell’asilo. È venuta fuori una struttura molto bella e praticamente nuova. Poi, i lavori al cimitero, ampliamento e consolidamento. Non è stato semplice per una serie di vicende.

Vorrei ricordare che i tributi sono al minimo grazie ai soldi della discarica.

Ci sono polemiche su Villa Zara, il bel parco sulla collina?

Allora, si è formato un gruppo che si è mosso solo adesso. Credo per motivi elettorali: si voterà nel 2019. Ho detto loro: «spero che vi candidiate, perché per nove anni del mio mandato non vi è importato nulla e solo ora vi siete messi in moto». Debbo aggiungere che costoro tengono tanto a Torre San Patrizio… da portare i figli alle scuole di Rapagnano. Non mi sembra una grande sensibilità per il proprio paese.

Sono 40 anni che si fanno progetti per la Villa. Il Parco lo abbiamo sistemato adeguatamente, l’edificio, per essere ristrutturato, abbisogna di due milioni di euro. Spesa insostenibile. Abbiamo cercato soldi dappertutto, anche presso privati (Nero Giardini). In questo momento storico non c’è interesse. Eravamo quasi arrivati ad un primo finanziamento di 350 mila euro per la sicurezza, nel 2011, poi cadde il governo Berlusconi, e la Protezione civile avocò a sé tutti i finanziamenti del genere.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, giovedì 5 luglio 2018

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