Le api e il miele di Angelo Recchi

In occasione della Festa della Lavandaso a Monte Vidon Combatte ho visitato gli stand di piccoli/grandi produttori agro-alimentari. Uno in particolare. Proponeva miele. Ne ho acquistato un vasetto. Amo il miele, non conosco lo zucchero. Mentre leggevo le diverse etichette ho pensato che dovremmo imparare il non spreco dalle api. Loro costruiscono celle esagonali per ottenere più spazio e risparmiare cera. Poi, mi è tornato in mente un servizio televisivo di anni fa dove, in apertura, il conduttore proponeva una celebre frase attribuita ad Albert Einstein: «Se le api scomparissero dalla terra, per l’uomo non resterebbero che 4 anni di vita».

Sembra però che il grande fisico mai l’abbia pronunciata. Resta il fatto che se sparissero non godremmo più del loro miele e delle immagini che ne derivano «Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa, – recita Il Cantico dei Cantici – c’è miele e latte sotto la tua lingua e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano».

Recchi
La famiglia Recchi

Torniamo al punto. Il miele di cui vi parlo è dell’Apicoltura Angelo Recchi di Monte Vidon Combatte. Una micro azienda nata nel 2016 ad opera di Angelo e di sua moglie Lidia Romanelli. Erano anni che la signora Recchi insisteva per iniziare un lavoro apistico. Angelo però rimandava: una occupazione ce l’aveva come tecnico telefonico in una azienda privata. Questo fino a due anni fa quando la crisi ha morso anche quel settore. Così Angelo s’è ritrovato senza impiego. Che fare? A quel punto una prospettiva si apriva proprio nel campo apistico. Anche un suo amico di Monte Urano (apicoltore da sempre), Giancarlo Achilli, indicava quella strada. Così la coppia ha messo insieme 28 arnie. «Non certo un gran numero – spiega Angelo – ma sufficiente prima per le esigenze domestiche poi per quelle di una clientela ristretta ed esigente».

Angelo ha fatto anche di più. Ha imparato il mestiere dall’amico Giancarlo che s’è prestato a informarlo sulle caratteristiche, modalità, tempi, attrezzi. In poco tempo ha acquisito una buona capacità personale. E anche i risultati si sono visti.

Il primo anno è andata discretamente. Il 2017 è stato invece un periodo problematico per il miele: l’inverno ha ucciso diverse famiglie di api e la siccità successiva ha creato ulteriori problemi. Nel 2018 s’è presentato il problema inverso: la troppa pioggia ha fradiciato i fiori impedendo alle industriose api di poter fare il loro mestiere. Comunque, una certa produzione non è mancata: dal miele d’acacia a quello di melata, dal millefiori al miele di tiglio.

«Tornare all’utilizzo del miele – ha scritto il dr Lando Siliquini nella nuova edizione de La Dieta Mediterranea-Il Tempio della Sibilla – significa sviluppare un’azione antibatterica, antivirale, antiparassitaria, antinfiammatoria, antitumorale, e ridurre glicemia, colesterolo, trigliceridi, omocisteina, PCR, peso corporeo, prevenendo le malattie cardio vascolari: cioè rendere un servizio al gusto e alla salute».

Viva il miele, allora. E viva le api. Ed un evviva anche a gente come Angelo che ci scommette.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, venerdì 27 luglio 2018


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