“Il mio impegno per ricucire”. La vita da sindaco di Paolo Casenove

Paolo Casenove, 52 anni, socio di un’azienda edile, sindaco di Monte San Pietrangeli.

La sua giornata da sindaco?

Molto articolata. Mi divido tra gli impegni quotidiani di lavoro e presenza in municipio dove sono presente comunque quotidianamente.

Un problema oggi di Monte San Pietrangeli?

Grandi problemi non ne abbiamo. Però c’abbiamo dato sotto nell’ultimo anno e mezzo per risanare una situazione veramente preoccupante. Ci trovavamo in pre-dissesto. Lo aveva dichiarato il commissario prefettizio attivando l’accesso al fondo di rotazione ministeriale. Avevamo un debito fuori bilancio di circa 800 mila euro. Il comune stava in particolare difficoltà.

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Il sindaco Paolo Casenove

Come avete risolto?

Tutto grazie alla squadra che si è formata: persone competenti. I problemi li avevamo già messi a fuoco nel momento della stesura del programma elettorale. Sapevamo già le strade da seguire. Poi, negli ultimi due anni sono capitate delle coincidenze che hanno accelerato il processo di risanamento.

Esempio?

La transazione con la Cooperativa che aveva portato il comune al pre-dissesto. Con il liquidatore della Cooperativa nominato dal ministero abbiamo intavolato una trattativa per raggiungere poi una transazione. Salvi i diritti e le competenze dovute, abbiamo transato ad un cifra nettamene inferiore a quella del pre-dissesto. Nel frattempo avevamo anche messo in campo iniziative per racimolare altre risorse. Ci siamo riusciti. A fine anno 2017 abbiamo chiuso tutte le pendenze.

Siete ricorsi ad aggravi di imposte o tasse?

No no. Quando il commissario prefettizio ha iniziato la procedura aveva già portato tutto al massimo perché glielo permetteva la normativa. Per cui…

Monte San Pietrangeli è politicamente rissosa?

Non direi. Però c’è stata una sorta di mala gestio di alcuni personaggi. Ma non uno scontro fomentato da parti politiche: destra, sinistra…

Su cosa si sta impegnando ora?

L’ampliamento del cimitero, la sistemazione della pubblica illuminazione con i led, stiamo riqualificando alcuni spazi come il parco giochi, i campi da tennis. Il paese non aveva bisogno di grandi interventi. Però…

Però?

Monte San Pietrangeli ha vissuto un periodo di abbandono. E questo fatto ha creato una sorta di malumore e disaffezione tra la cittadinanza e il paese come identità. Voglio dire: i cittadini non erano orgogliosi di appartenere a Monte San Pietrangeli. Avevano sperimentato un abbandono della popolazione da parte dell’istituzione. Su questo sto e stiamo lavorando: ricucire lo strappo, la lacerazione.

Monte San Pietrangeli appare poco sui media. Come mai?

Alcune cose lasciano il tempo che trovano. Fare propaganda fine a se stessa non porta a nulla. Quando ci sono delle iniziative o occasioni particolari allora sì: ben venga la comunicazione. Il resto lo lascio al giudizio dei cittadini. A loro debbo rispondere.

Monte San Pietrangeli è a cavallo tra Fermano e Maceratese. Questa ubicazione favorisce?

A livello urbanistico-viario è un handicap, perché ci mette nella condizione di non essere né di un centro né di un altro. Sei periferico.

Cosa chiederebbe alla Provincia?

Bella domanda. Conscio dei problemi che ha la collega sindaco e presidente Moira Canigola, sarei presuntuoso se chiedessi grandi cose. La Provincia ha difficoltà economiche e umane consistenti. Chiederei solo una maggiore presenza e vicinanza alle problematiche dei comuni. Debbo dire che il personale è comunque molto disponibile.

Alla Regione?

Punto dolente! Non sono contento della Regione. È lontana anni luce dalla realtà: dal terremoto agli ambiti sociali. Faccio un esempio: ho un problema da risolvere con l’assessore alla sanità e non riesco ad incontrarlo.

Storicamente Monte San Pietrangeli non ha mai fatto pace con Fermo

(Sorride) Storie antiche, di 5 secoli fa. Ne parlavo qualche tempo fa con il sindaco di Ascoli Piceno. Potremmo fare un incontro a tre e firmare un trattato.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, giovedì, 2 agosto 2018

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