I “ragazzi” di don Enzo

Sta facendo una passeggiata. Lo scrivo in corsivo perché in effetti è un cammino di montagna. Lo avverto dal fiatone. Sta conducendo un gruppo di famiglie, in vacanza in val d’Aosta. Sto parlando di don Enzo Nicolini, sacerdote, nativo di Montegiorgio, parroco a Sant’Elpidio a Mare, presidente dell’Istituto Diocesano di Sostentamento del Clero.

Lui si definisce una persona che ha ricevuto un carisma particolare dal Signore: quello di smuovere le acque. Di far venire fuori il meglio da tutti, di rompere gli schemi, di realizzare opere.

Ragazzi
I ragazzi del ’60 intorno a don Enzo Nicolini

Parlo di lui, oltre che per conoscenza diretta, per un evento che c’è stato domenica 29 luglio. Il sacerdote è stato invitato in un ristorante presso la località Ambro di Montefortino. Nella sala da pranzo – sorpresa – erano presenti i suoi ragazzi, quelli degli anni sessanta che non lo hanno dimenticato Perché don Enzo non si fa dimenticare. Smosse le acque anche a Montefortino. E di che tinta. Negli anni ’66-’69, giovanissimo sacerdote cappellano fu animatore di numerose iniziative che cementarono le amicizie e stimolarono la voglia di impegnarsi degli adolescenti del luogo.

Aveva 25 anni. Era stato da poco ordinato presbitero, e la prima messa – la messa novella – la disse proprio a Montefortino. I suoi superiori decisero che avrebbe dato man forte al parroco di lassù, ogni domenica. E sapete perché scelsero lui? Perché aveva la lambretta. Grandi collegamenti non esistevano – per dirla tutta: nemmeno oggi esistono. Don Enzo era, tra i giovani sacerdoti, forse l’unico motorizzato. E così lo spedivano nei giorni di festa in montagna. Caldo o freddo che facesse. Poi, è restato. E mille ne ha fatte con i ragazzi del luogo.

A cominciare dalle Olimpiadi, che misero insieme giovani di Montefortino, Amandola, Sarnano, Montemonaco e altri centri montani. Un modo per ritrovarsi e godere dello sport come partecipazione, anche se il gusto della vittoria spuntava sempre.

Nicolini Enzo

Dalle Olimpiadi alle cucciole. Fu lui ad avviare la Sagra della cucciola di montagna, giunta quest’anno alla 47a edizione, per valorizzare una tipica consuetudine alimentare. Una trovata che, ripetutasi negli anni, ha portato migliaia di persone dalla costa al monte. Mi racconta che, scarseggiando un anno le cucciole nelle zone circostanti Montefortino, lui e i ragazzi s’inerpicarono nottetempo sul Monte Vettore per raccoglierne a sufficienza. Per la Sagra, coinvolse anche i suoi amici montegiorgesi poeti dialettali.

Altra iniziativa che ricorda bene fu la nascita del gruppo scout. «Inviai – racconta – un paio di ragazzi a Jesi per un campo di formazione e al rientro preparammo la nascita degli esploratori». Solo per fare qualche esempio.

Ora quei ragazzi, tutti ormai sulla sessantina. Gli hanno voluto dire ancora una volta grazie.

«Per ognuno di loro – spiega Lando Siliquini – don Enzo è rimasto uno dei punti di riferimento nella formazione morale e religiosa e nella navigazione della vita».

L’incontro di domenica scorsa è stato un’occasione di festa, di ricordi, di riflessioni. Con un inevitabile pizzico di nostalgia, ma con la «soddisfazione di riscoprire le basi dell’amicizia e la consapevolezza che quello fu un periodo fondamentale nella strutturazione delle personalità dei convenuti, sulla quale poggiano le sovrastrutture esperienziali del mezzo secolo intercorso. Un pensiero è andato con commozione agli amici scomparsi in questi anni».

Tornando alle iniziative del sacerdote, va ricordata anche La Casa del Sole, divenuta negli anni un luogo per esercizi spirituali cui partecipavano ragazzi provenienti dalla diocesi fermana e oltre.

Forti legami, dunque, e punti fermi in un mondo che sembra sciogliersi. Ma che persone e luoghi ancora preservano. Per una riscossa.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, sabato 11 agosto 2018

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