Il “mistero” della Torre di Odorisio

Santa Vittoria in Matenano, seconda patria dei Benedettini farfensi. Uno di loro: l’abate Odorisio, fece costruire la torre d’ingresso alla cittadella fortificata. Correva l’anno 1235 quando i lavori ebbero inizio.

Ci piace immaginare un brulichio di genti e, all’opera, maestri di pietra e legname, corporazioni di muratori e scalpellini. E nessuna firma di archistar sulle mura. Era l’insieme a dare compimento, non l’orgoglio del singolo.

Tempi di ferro e di fuoco, quegli anni. Dalla torre si avvistava il nemico. Dalla torre si dava l’allarme. Lo stato farfense faceva gola. Quelle terre fertili facevano gola.

Otto secoli sono passati d’allora. I monaci si sono ritirati lasciando però un’eredità di cultura e sapienza. Ed anche un enigma. L’enigma del sole. Casualità o incognito messaggio per noi contemporanei?

Sole

Nei primi giorni d’agosto, quando il sole sta spostando il suo corso, il tramonto a Santa Vittoria in Matenano è particolare. Suggestivo. Strano. Perché il sole, prima di sparire, penetra l’arco della torre di Odorisio, risplende sulla via dritta di memoria romana. Per qualche istante rifulge, perfetto nel centro, e abbacina la vista, come per un saluto ultimo prima di posarsi dietro ai monti e dare spazio all’oscurità. Ma con un impegno: quello di tornare. Giorno su giorno.

Il fenomeno è stato notato. Se ne doveva parlare e, soprattutto, lo si doveva vedere. L’architetto Stefania Bellabarba ha chiesto alla delegazione FAI di Fermo di promuovere una iniziativa. E così sarà. Tre giorni: 5, 6 e 7 agosto, di parole, musica, sguardi, con inizio alle 19. Coinvolti artisti locali e non. Una chiamata a raccolta per un messaggio forse ancora tutto da capire. Ho scritto un testo per l’occasione che qui voglio anticipare.

La luce artificiale non vince la tenebra. E l’oscurità conquista l’anima.

Prima del mondo cosa fu il mondo? La tenebra ne contiene un ultimo frammento. I tuoi occhi stanno sparendo. Non vedo colore, non vedo espressione. Il mare si popola di mostri. E i monti di perfide figure. Te ne vai. Ed è come un abbandono. Dici di lasciarmi solo… solo per qualche tempo. Ma il mio cuore trema. E la mente impazzisce. Non ti vedrò, ora, se non sparire. Ed è come soffocarmi. Togliere vita a vita. Perdere lo sguardo.

Sentirmi solo veramente. E solo vivere. Tornerai? L’hai promesso. Ti attenderò con l’ansietà di una notte forse insonne. Cerco vita. Mi dai vita.

Il primo raggio, la prima speranza. Come dire: con te solo starò, e per sempre. Dagli un nome. Non è sole che cresce. Non è sole che cala.

Dagli un nome. Tu… lo puoi.

Il Cristianesimo vede Cristo come il sole di giustizia, come sole che sorge dall’Est per «rischiarare quelli che stanno nella tenebra e nell’ombra della morte».

Nella tradizione medio-orientale, precedente il Cristianesimo, Mitra era assimilato al sole divino di cui l’astro era l’epifania, la manifestazione visibile.

Odorisio volle forse lasciare un inconsapevole annuncio: la consistenza dell’uomo è oltre la capacità di difendersi e trincerarsi. Di inorgoglirsi. È invece una strada da seguire, con la sua spirale di luce e tenebra. E con la promessa di una speranza certa che qualcosa d’oltre sia capace di abbracciarci. Per sempre.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, domenica 5 agosto 2018

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2 risposte a "Il “mistero” della Torre di Odorisio"

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  1. Buona sera. Scusi scrivo male l”italiano. Volevo cercare piu informazione dalla Torre Odorisio. Sto cercando se essiste una realzione con i tempi gotici. Scrivo da Argentina-Sud America. Grazie

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