Toscani in Terra di Marca.

Il sindaco di Smerillo Antonio Vallesi ha approntato un tavolo vicino all’attacco per il punto trigonometrico. È domenica 5 agosto. Mattina.

Sul tavolo, il caffè d’orzo dell’azienda Vallesi, e simil pastarelle delle monache della signora Gabriella. È il gustoso benvenuto che Smerillo ha dato ai 120 toscani (fiorentini, pratesi, aretini, livornesi) che hanno soggiornato sui nostri monti.

«Un sindaco-cameriere che porta il saluto della sua comunità alla partenza di una camminata, non lo avevamo mai incontrato». È il commento di una giovane turista.

Prima di partire, in circolo, il gruppo recita l’Angelus Domini nuntiavit Mariae, un’antica preghiera dei cattolici in ricordo del mistero dell’Incarnazione: l’Infinito che entra nel finito. Intorno, tanto cielo e tanto verde.

Saliamo sino ai mille metri. Un serpentone. Tre gruppi. Una raccomandazione del responsabile Alessandro Farini, fiorentino, docente universitario, fisico: seguire in fila e provare a far silenzio, perché sia il silenzio a parlare.

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I giovani vengono dietro a me. Tra gli adulti c’è anche Alessio Cavicchi, professore di economia del marketing agro-alimentare all’Università di Macerata. Gli altri li conoscerò un po’ alla volta. Si va all’ombra degli alberi ad alto fusto. Più sotto incontreremo i pini austriaci.

Arrivati quasi in cima, una staccionata ci consente di scorgere l’abbazia di San Ruffino e Vitale, il lago, le montagne. Indico le tre cime maggiori: il Vettore, come un elefante dalla proboscide distesa; la Priora, che attaccheremo due giorni dopo, e la Sibilla, carica di evocazioni.

Iniziamo a scendere. S’intravvede la rocca di Montefalcone. Racconto di Rinaldo, tiranno di Fermo, tradito dai suoi colonnelli. La Rocca, che sorge su una ripida e alta rupe, sarebbe stata altrimenti imprendibile. Ci fermiamo al belvedere. Il monte dell’Ascensione oggi più di sempre sembra somigliare all’Alighieri. Lo notano. Lo dicono. Lo fotografano.

S’è fatto tardi. La via della Conca è assolata. Preferiamo l’asfaltata, all’ombra. Il pranzo ci attende nel prato oltre l’Arco medievale di Smerillo.

Un suv è stato parcheggiato proprio dinanzi all’arco storico. Faccio spallette. Più che la bellezza qui sembra valere il danaro.

Martedì 7 agosto. Appuntamento a Balleria e alle sue leggende. Siamo un centinaio. Facciamo la doccia sotto le Pisciarelle, altro passaggio non c’è più. Saliamo siano alla faggeta intatta. Quante volte l’avrà osservata padre Pietro affaticato nella ricostruzione dell’eremo. Rammento la sua storia e quella dei benedettini, camaldolesi, cappuccini. Arriviamo sul pianoro. Lo spiazzo dinanzi alla chiesa è praticabile. Ci accampiamo. Si mangia. Partono canzoni degli alpini. La più bella è Signore delle cime. Mi commuove. L’ultima volta che l’ascoltai fu intonata dal coro degli Alpini intorno alla lapide di mons. Gennaro Franceschetti, lombardo, uomo di monti, e arcivescovo di Fermo. «Dio del cielo,
Signore delle cime, un nostro amico hai chiesto alla montagna.
Ma ti preghiamo: su nel Paradiso lascialo andare
per le tue montagne». Terra e cielo. Impasto unico. «È stato bello venire in vacanza da voi – dice un adulto del gruppo -. Inviteremo altra gente».

Come si chiama? Turismo di relazione? No: amicizia.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, domenica 12 agosto 2018

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