Civile Società. I volontari della Croce verde di Porto Sant’Elpidio

Se non vi piacciono formiche e formicai, pensate ad api ed alveari.

Ecco, quello che m’è saltato in mente avvicinando la bella struttura della Croce verde di Porto Sant’Elpidio. Ma non è tanto l’architettura, seppur apprezzabile, ad avermi colpito. È stata la vita, la vivacità, l’accoglienza. Gente che arrivava per domande richieste informazioni, e volontari che attendevano di mettersi all’opera.

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Pubblica assistenza. Pubblico aiuto. Civile società che costruisce silenziosa, giorno dopo giorno. L’Italia che tira.

I dati fotografano: 15-16 mila interventi in un anno; 300 volontari; 29 ambulanze; un’ auto medica; 7 taxi sanitari. Una cittadella della solidarietà. Dove le attrezzature, i mezzi, i corsi di formazione, gli spazi, gli incontri sono necessari. Ma più necessario è il cuore con cui ci si mette a disposizione. Quel cuore che, stilizzato, è un po’ il logo della Croce elpidiense.

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Quel cuore che batte nei tanti che si alternano pronti ad intervenire nell’emergenza e nel semplice trasporto. È di loro che voglio parlare, di cosa li spinga a fare quel che fanno. Non basta il termine volontariato. C’è molto di più.

Francesco Brugnoni è una sorta di amministratore della Croce. Lui c’era sin dagli inizi: 1977, dopo il distacco da Civitanova Marche. «Porto Sant’Elpidio stava crescendo, c’era bisogno di qualcosa di locale, di rispondere alle tante necessità. Siamo partiti». E già una novità, unica: la sede della guardia medica, sempre a disposizione. Francesco ringrazia i medici di famiglia «per la grande collaborazione». Domenica scorsa a Firenze ha partecipato al Consiglio nazionale dell’ANPAS. Tante le cose da fare. La più bella soddisfazione? «Dare un sostegno ai cittadini, portare un sollievo alle famiglie, ricevere lettere di ringraziamento». Perché la professionalità è dovuta, ma l’umanità è quel di più che colpisce. E aiuta.

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Benedetta Brandi ha gli occhi azzurri e il fisico mingherlino. 20 anni, universitaria. Ha seguito le orme della sorella Lorenza già volontaria. La vedeva soddisfatta. Perché non provare? «La Croce verde mi ha cambiato la vita, mi ha fornito un nuovo punto di vista, mi ha resa consapevole del quotidiano». L’esperienza più dura?

«Un impiccato. Per giorni ho rivisto quelle scene e sentito gli odori di quella casa». Poi si recupera, grazie «al rapporto con i referenti, gli autisti, gli altri volontari».

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A Benedetta si accendono gli occhi quando racconta dei malati che, in ambulanza, cercano la mano del volontario. Come un’ancora, un rapporto, una protezione. Una familiarità.

Alessia Memo, viene da Roma, s’è stabilita da tempo a Porto Sant’Elpidio. Parla del sorriso dei volontari. Del bisogno di dialogare del malato, del rapporto che nasce con coloro che sono stati aiutati. Spera che il buon Dio le dia tanta salute da dedicare a chi la saluta ce ne ha di meno.

Giampiero Vagnoni è dipendente della Croce dal 1985. È segretario, soccorritore, autista. Ma è anche il «confessore», specie dei giovani, colui al quale si raccontano i sentimenti dinanzi a interventi drammatici. Lui raccoglie gli sfoghi, dà le ragioni. Rimotiva. Il suo momento più pesante? «Una coppia di anziani morti in un incidente stradale». Poi, un respiro e un’immagine positiva: «gli anziani che tendono la mano per avere sicurezza e il racconto della loro vita per rimanere agganciati alla vita».

Grazie: Civile società.

Di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì 26 settembre 20118

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