Gente di Campo. La passione di Edoardo per la campagna

Un tempo lo chiamavano Lete Vivo. Ci sono ipotesi che il mare arrivasse fin qua.

Comunque, ora è Ete vivo, torrente più che fiume, e scorre lambendo diversi paesi arroccati.

In contrada Bore Molino di Monte Giberto, al civico 5, c’è l’azienda agricola Di Mattia Edoardo.

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A destra Edoardo Di Mattia con il padre Giuliano

Edoardo ha 24 anni. Ha studiato all’ITI Montani di Fermo, diplomandosi in Informatica. Poi, ha scelto Parma per l’università di Scienze degli alimenti. E mentre studia fa il contadino. Nessun problema a definirsi tale con gli amici. Anzi, lui nota che hanno un’attenzione in più.

La passione per l’agricoltura fattasi poi mestiere gli deriva dal padre. Il sig. Giuliano ce l’ha sempre avuta. Anche quando era socio in un supermercato di Monte Urano. Poi, vista la decisione del figlio, ha deciso di sostenerla e coinvolgersi defitivamente nei lavori di campagna.

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Cinque gli ettari di buona terra, di dolce collina ondulata sulla strada per il capoluogo.

L’abitazione è già bella di per sé. Colpisce la cura del prato.

Intorno, ci sono 750 olivi, piante da frutto e ortaggi di tipi diversi. Agricoltura naturale e rispetto delle stagioni sono la filososofia di fondo.

Non solo. Chi corresse poi per la strada destra del lungo Tenna, nei pressi della Girola di Fermo, vedrebbe un casottino in legno. È lì dove Edoardo e suo padre vendono ortaggi e frutta di casa. Ed è lì dove hanno acquistato un altro ettaro e mezzo di terra. Per crescere gli ortaggi ma non solo. Una soletta di cemento sta ad indicare che vi sorgerà un piccolo negozio dove trovare i prodotti della Terra di Marca. Non solo quelli della propria campagna di Monte Giberto, e ora anche di Fermo, anche quelli di altri produttori: dai grani alle farine, alle paste. Perché la scelta di Girola? «Perché la zona è molto frequentata». E anche perché Edoardo vuole vendere certamente ma anche far vedere da dove arriva il fresco.

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Ma torniamo a Monte Giberto e alle olive. Le specie sono diverse: Frantoio, Carboncella, Sargano di Fermo, Piantone di Falerone e Mogliano, e c’è poi un tipo di oliva particolare: la Mignola, piccola ma dall’incredibile sapore.

Con padre e figlio, giriamo l’azienda; mi indicano gli ulivi più anziani e quelli più giovani. Le due colline dove crescono li hanno protetti dalle gelate. L’olio quest’anno ci sarà.

In una dependance della casa è stato realizzato un piccolo e lindo laboratorio.

È il posto dove realizzano le conserve: passate di pomodoro, albicocche, susine, pesche sciroppate, sottaceti e ancora altro.

Si lavora sodo, dice Edoardo, «specie in primavera-estate, quando bisogna dividersi tra la campagna e il laboratorio». Lui si alza alle sei e, tolto il momento dei pasti, a volte stacca solo alle 23.

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«Però c’è soddisfazione. E noto che sempre più famiglie e giovani si interessano alla salute e alla bontà degli alimenti. Un cambio culturale di cui tener conto».

Chiedo a Giuliano dei progetti per il futuro: «Abbiamo pensato di metter su anche un frantoio».

Ma un passo alla volta, con pazienza. Com’è tipico dei nostri contadini.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, venerdì 28 settembre 2018

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