Gente di Campo. Il vino buono dell’Azienda Midoro

Nelle vicinanze sorge la piccola e misteriosa chiesa di Madonna Manù. Di fronte, si scorge l’agglomerato di Altidona.

Sono a Lapedona. Nell’azienda agricola Midoro di Mauro Allegrini. Vini soprattutto.

La vigna è rettangolare. Geometrica. Precisa. Su tre lati spiccano 70 olivi come gendarmi a protezione delle uve. Esposta a sud-est, il sole la inonda sino al tardo pomeriggio con la carezza delle brezze del mare che muovono le foglie. Sul fronte opposto, una scarpata la difende dai venti più freddi. Il terreno è di solo prato, erba trinciata e nessun concime chimico.

Az agr vendemmia con Mauro
La vendemmia di Mauro Allegrini

Mauro Allegrini, 64 anni, la tira avanti da quattro e ne prevede un incremento nei prossimi decenni. Azienda piccola ma ben curata e con lo scopo di offrire un prodotto di alta qualità e salute.

Il nome Midoro però ha bisogno di spiegazioni. In effetti è il soprannome che i lapedonesi diedero ad Alfredo, nonno di Mauro. Alfredo gradì poco. Ma il fatto era accaduto: lui s’era accasato da sua moglie, appunto una Medori. Mauro l’ha perpetuato come cordone ombelicale di famiglia. Dopo Alfredo è venuto Enrico, babbo di Mauro, produttore di vini. La passione di Mauro per l’enologia e il lavoro in campagna viene dal supporto dato, nell’adolescenza, proprio a suo padre.

az agr alle vigna

Nell’azienda la vendemmia è terminata da pochi giorni, con l’aiuto della signora Maria sposata Allegrini, e le uve stanno già fermentando.

Due i vini prodotti: il Bianco ricavato dal Pecorino in purezza, e il Rosso derivante da quattro vitigni: Montepulciano, Sangiovese, Cabernet e Petit Verdot.

Il Bianco invecchia in piccole cisterne d’acciao; il Rosso, prima d’essere assemblato, metà va in acciaio e metà in barrique.

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Il titolare mi porta in visita al laboratorio, costruzione bassa, con tre strati di intercapedine al soffitto per un clima fresco e idoneo alle uve: le cisterne sono di fronte alla pressa pneumatica e alla diraspapigiatrice che, precisa il padrone di casa, «ha i rulli di gomma». Non saranno certo come i piedi delle ragazze pigiatrici di un tempo, ma neppure qualcosa di ruvido per i grappoli.

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In un’altra stanza, con la ghiaia a terra e il soffitto a misura d’uomo, riposano le vecchie botti.

La casa è stata ristrutturata da poco. Ed è bella ed accogliente. Nel locale dove sono schierate le bottiglie – la produzione è di circa 2 mila l’anno – scorgo le etichette. Il Bianco ha una grande vela e porta il nome di Civetta, la barca a vela di Mauro, appassionato di mare. Il Rosso porta il nome di Righetto, da Enrico suo babbo, e una coppia di appassionati ballerini di tango, altro amore del titolare.

Mi dimentico di chiedere se prossimamente verrà fuori anche un vino dedicato al volo. Lui è elicotterista!

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Per quanto riguarda l’olio, la produzione è quasi esclusivamente per uso familiare. E poi quest’anno «gli ulivi hanno sofferto le ghiacciate».

In un altro corpo dell’edificio, Allegrini ha ricavato due appartamentini per l’affitto breve. Vengono coppie attratte dal silenzio e dal panorama. A loro disposizione c’è anche l’orto dove cogliere liberamente i prodotti di stagione.

Me ne vado con l’immagine di Mauro che, seduto, sorseggia il suo vino guardando l’orizzonte.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, venerdì, 5 ottobre 2018

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