Cammino la Terra di Marca. Il Monte Serrone e le sue storie

Nullum est sine nomine saxum. Ovvero: non v’è pietra che non abbia nome.

Il latino è potente. L’abbiamo spazzato via. Lo hanno invece capito i finlandesi la cui Radio nazionale, da oltre vent’anni, dedica, nella lingua morta, un giornale radio: Nuntii latini.

Sto guardando il muraglione che si erge su Pedaso. La meta è Monte Serrone. Nulla di epico. Ma di suggestivo sì. Attacco dal paese, passando accanto a costruzioni basse in una sorta di viuzza che mi richiama alla mente quelle di Murano, solo che ad un passo… qui c’è il traffico della Nazionale. Sul fronte opposto, un fabbricato a tenda ricorda, anche nella scritta che vi campeggia la Pregiata distilleria comm. Ugo Ciarrocchi. Al centro un ancor più esplicito: Nectar-Il liquore degli dei.

btr

Prendo per la salita che porta al camposanto e al vecchio faro della Marina Militare. Poco più oltre una scala fa iniziare l’ascensione. L’ultima volta che l’ho fatta eravamo in cinquanta per il Filofest, insieme alla guida naturalistica Stefano Properzi.

Cento passi e si è inghiottiti dalla flora mediterranea e da un tetto di rami fitti. Dopo una serie di curve, sempre in salita, inizia una comoda quanto erta scalinata. Quasi in cima, il richiamo del mare è forte. La pianura d’acqua, come la chiamava Braudel, colpita dal sole sembra d’argento.

btr

Oggi è bel tempo ma chissà se con temporali e bufere, proprio là, nello specchio di Adriatico più vicino, la campana della chiesa sommersa suoni ancora per scongiurare il peggio. La leggenda resiste. Racconta di un agglomerato di case che, costruito sul Monte Serrone, si sgretolò per un terremoto sul finire del Seicento, e del mare che sommerse la chiesa la cui campana suonerebbe ancora oggi avvertendo di pericoli imminenti.

La storia invece parla di un porto fluviale controllato dall’Abbazia farfense di Santa Vittoria in Matenano.

Da quel corso d’acqua, probabilmente un mare interno, risalirono gli Ungari nell’Ottocento insidiando la comunità monastica insediatasi da poco nel minuscolo monastero dei santi Ippolito e Giovanni in silva. Da quel misfatto la decisione dell’abate Pietro I di fortificarsi sul Matenano.

btr

Arrivo sulla spianata. A destra, il vecchio centro, ora abbandonato, della Marina militare. Più avanti, il resort La Contea dei ciliegi e l’osservatorio astronomico.

Un viottolo porta ai pini marittimi sul ciglio del colle. La cittadina si stende più sotto. Pedaso… La sua storia inizierebbe con i Greci. Qualcuno arretra ancora. Sarebbe stato il mitico re Aesis (Aesis/Aso, c’è assonanza) a guidare i Pelasgi che, risalito l’Adriatico, si fermarono da noi incrociandosi con le popolazioni autoctone.

btrhdr

Ma Pedaso non era lì sotto, dieci secoli fa. Era qui sopra. La comunità viveva sul Serrone, divenendo più tardi castello fermano con il compito di guardia sul mare. Poi i crolli, le frane, il terremoto, le acque che si abbassano, l’acquitrinio che si asciuga, le prime case… il paese infine.

Ultimo tratto di discesa. Lambisco la piccola chiesa di santa Maria e san Pietro e l’edificio civile accorpato. La chiamano Chiesolina. Tre arcivescovi fa, mons. Gennaro Franceschetti la rese luogo d’accoglienza estiva per disabili. Forse, oggi, tornerà al suo ruolo.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, domenica 7 ottobre 2018


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑