Cammino la Terra di Marca. La Penna dei Catari e dei Massoni?

La Penna. Chiamano così Penna San Giovanni, comune del maceratese, ma nell’arcidiocesi di Fermo e fermana a tutto tondo: la circondano due affluenti del Tenna: il Salino e il Tennacola.

Non andavo da anni. Da quando il Parco sulla sommità del paese era stato trasformato, in estate, in pista da ballo. Della rocca, che sorgeva sulla cima, quasi più nessuna traccia.

Ci torno perché invitato improvvisamente ad una presentazione di libri. Lascio l’auto fuori dal centro: voglio godermi palazzi, viuzze e mura.

È ribattezzata Portarella ma è una porta medievale non certo piccola. L’attraverso e inizio a salire. Noto ordine e pulizia. Noto edifici nobili e antichi.

Penna Teatro
Lo stupendo Teatro Flora

Le cronache narrano che la famiglia dei Guglielmi, appartenente alla fazione dei Guelfi Neri capeggiata dai Donati, scappò da Firenze e qui si stabilì.

I Fioretti di san Francesco raccontano del beato Giovanni, pennese, compagno dell’Assisano.

Chi frequenta archivi e biblioteche non può non essersi imbattuto in Giuseppe Colucci e nelle sue immense Antichità Picene.

Stupende le chiese di San Francesco, Santa Filomena e la pieve di San Giovanni Battista.

Penna, Pinna in longobardo, per dire luogo alto e aspro.

Fu picena e romana agli inizi.

Strabiliante il teatro Flora. Minuscolo gioiello in legno. Di così artistici nelle Marche non ce n’è.

Miconi.Penna
Al centro Giovanni Miconi

Sul palco sta parlando Giovanni Miconi. Lo ha presentato il prof. Vincenzo Antonelli. Dopo Il nostro Passato, ha scritto un altro libro: La Rola, volumetto di ricordi, tradizioni, modi di vivere e di essere.

L’autore solleva ipotesi suggestive, quanto probabili non so.

Prende lo spunto da un termine dialettale che dipinge i pennesi come cazzulù.

Non è dispregiativo, dicono i relatori. Indica quanti hanno usato la cazzuola. Che è l’arnese dei muratori, molto presenti a Penna. Edificatori, costruttori, muratori appunto… Liberi Muratori erano detti i massoni. Giovanni appartiene a quel mondo e lo dice senza problemi.

Dalla Massoneria alla leggenda dei Templari il passo è breve. Ancor più breve è la storia dei Catari. Ne parla la professoressa Simonetta Torresi, maceratese, docente e studiosa di massoneria ed esoterismo.

Il la glielo fornisce Miconi: Penna San Giovanni è piena di gente dallo stesso cognome: Perfetti. E Perfetti, puri, si consideravano i Catari, credenti che la realtà fosse il frutto della lotta fra bene e male, gnostici, sviluppatisi tra la Provenza e i Pirenei, scontratisi con la chiesa cattolica, soccombenti alla fine, e alla ricerca di nuove terre. Perché no a Penna San Giovanni se già a Rimini erano numerosi?

Ma chi erano i Perfetti? Apro un mio vecchio file mentale: una sorta di illuminati, spiritualisti che aborrivano la materia perché, ritenevano, fosse prodotto del male, un cerchio magico di gente che conduceva vita ascetica, non mangiava carne, guidava i suoi discepoli al consolamentum, che era l’iniziazione completa. Talmente spiritualisti da non amare il creato, e giungere, nei casi estremi, all’endura, la morte per fame.

Non dice questo la professoressa. Parla invece di un possibile rifugio a Penna di una comunità di perseguitati.

Esco nella sera. I camini fumano. Il freddo inizia a pungere. Penna va visitata. Ora anche con altri occhi.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, domenica 14 ottobre 2018

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