Civile società. Una Croce che fa bene.

Marina di Altidona. Strada per Altidona alta. Una deviazione a sinistra. Ed ecco la sede davanti ad alcuni aceri. Croce Verde Valdaso.

Ambulanze parcheggiate. Un gruppetto di volontari pronti a muovere.

Mi siedo con loro nella stanza degli incontri. Sul tavolo compare un ciambellone con gocce di cioccolato. Il clima è disteso. Parliamo. Dopo circa 45 minuti una chiamata urgentissima. Partono.

«Accade così: – mi scriverà più tardi Massimiliano Capocasa, dipendente della Croce – si passa da un momento di serenità ad un improvviso codice 4; quando poi la persona coinvolta è una che conosci, tutto è più difficile». Sono preparati, ma l’impatto umano ha sempre qualcosa di duro.

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Alcuni operatori della Croce verde Valdaso

La Croce Verde Valdaso, che opera nei comuni di Altidona, Lapedona e Pedaso, è nata nel 1995. L’avvio me lo racconta Dario Montemaggio, uno dei primi. Fu Alan Rossi a lanciare la proposta. Partiva dalla necessità di avere mezzi vicini di soccorso per interventi nell’area pedasina. Idea condivisa. Ma lui non ha avuto la fortuna di vederla realizzata. Alan morirà qualche tempo prima in un incidente stradale proprio lungo la Valdaso. Proprio vicino a quella che diverrà la sede del sodalizio. Motivo in più per andare avanti. Dario ha cominciato con un turno alla settimana, poi due, poi tre… La sede della Croce è diventata la sua seconda casa.

Il ricordo più commovente? «Una vecchina di 92 anni, da trasportare dall’INRCA di Fermo a quella di Ancona. La sua treccia lunghissima di capelli che si srotola. La gratitudine del servizio fattole e quelle parole in dialetto: Coccu de nonna, bella giornata: dammi un vascittu». Un bacetto!

Lorella Mora è la volontaria che da sei anni si occupa dei servizi sociali per conto dei comuni. Sono portatori di handicap quelli che trasporta. «Sono loro, – mi dice – con il loro sorriso, che ci danno forza e ci aiutano a dare il giusto senso e posto alle problematiche che magari noi stiamo vivendo. Ci resettano».

Gessica Moriconi è entrata nella Croce a 16 anni. Il fidanzato l’aveva lasciata. «Era la prima storia importante della mia vita». Brutto periodo quello successivo. Perché non provare alla Croce così come aveva fatto la sua gemella e suo fratello maggiore? «Sono entrata, mi hanno messo al centralino. Ho trovato una famiglia che mi ha aiutato ad uscire dal tunnel». Gessica ha fatto parte della colonna mobile a Colletorto in Molise, dopo il disastro della scuola crollata sugli scolari: 28 morti tra cui l’insegnante.

«Esperienza toccante ma capace anche di formarti. Mentre lavoravo all’allestimento del campo pensavo alla mia famiglia felice e alla disperazione di quelle dei bambini sepolti tra le macerie».

Matteo Ferretti ha un’immagine in testa. Aveva passato la notte in discoteca, a divertirsi con gli amici. Alle sei la chiamata, disperata: terremoto, partire immediatamente per Pescara del Tronto. Un disastro. «Sono passato dall’euforia alla tragedia. Sul Parco giochi dei bambini erano allineati i cadaveri. Dalle macerie spuntava una persona, deceduta, con le mani in avanti, a tentare di fermare le mura sbriciolate». Lui ha imparato che si può in un attimo transitare dalla vita alla morte.

Un gran lavoro alla Croce Verde Valdaso di cui è presidente Daniele Petrini. I volontari sono 40, i soci 700, 5 i dipendenti più uno stagionale. 2 le ambulanze per le emergenze e una per i servizi.

Il ciambellone è buono. Il clima anche… Si va avanti.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, mercoledì 17 ottobre 2018

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