Cammino la Terra di Marca. Acquasanta, le cascate del Tallacano e l’eco di Sciabolone

Settimane fa, ho presentato a Macerata il film La Banda Grossi (proiettato anche a Montegiorgio con la partecipazione del giovanissimo regista Claudio Ripalti). È la storia di Terenzio Grossi, nel Montefeltro, che radunò un gruppo di uomini a metà tra malviventi e insorgenti.

Correva l’anno 1861. I Piemontesi avevano conquistato quasi tutta l’Italia. Lo Stivale, eccetto il ridimensionato Stato pontificio, era diventato sabaudo.

I Savoia avevano portato nuove tasse e la sconosciuta coscrizione militare. Nel popolo minuto il malcontento era generale. I ricchi erano rimasti tali cambiando solo pelle e parole, correndo incontro al vincitore di turno. Angariavano prima, angariarono dopo. Ma non tutti erano disposti a subire. Terenzio e i suoi proprio no. Il film li racconta senza manicheismo: un po’ santi e un po’ briganti, un po’ angeli e un po’ diavoli.

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Le cascate del Tallacano

Santi o Briganti? Sarà probabilmente il tema e la domanda dell’estate di Forcella, la minuscola frazione di Roccafluvione incuneata nelle terre di Acquasanta Terme. Da alcuni anni, nei mesi caldi, le stupefacenti cascate del Tallacano, diventano il palcoscenico di una proposta culturale che prende spunto dal genius loci, dando voce ai luoghi e alle terre. La scorsa estate è toccato alle Sibille e ai loro miti.

Il 2019 tratterà, forse, di Giuseppe Costantini, detto Sciabolone, nato a Lisciano, capo di quanti misero in ginocchio le truppe francesi conquistatrici.

Cinque gennaio 1799. Una colonna di Cisalpini – circa cento uomini – guidati dal generale Sebastiano Planta (di origini piemontesi) si spingono fino a Ponte d’Arli. Intende «tenere in rispetto i montagnoli» di Talvacchia che hanno dato rifugio agli insorgenti. Infliggere loro una dura lezione, spaventare a morte, è l’obiettivo delle giacche blu. Ma sui monti aspri e sul pianoro di Campodanù sono appostati i partigiani. I francesi fuggono lasciando sul campo numerosi morti. Chiederanno la pace. Sarà la Pace di Mozzano.

Giorni fa, chiudendo ad Acqusanta Terme una serie di lezioni-incontro che avevo svolto sulla narrazione dei territori, ho visitato, insieme ai ragazzi e agli adulti del corso, le stupende cascate del Tallacano. Un luogo magico, incredibilmente bello e suggestivo. Nella vegetazione a volte intricata si apre uno scenario di naturali giochi d’acqua impensabili.

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Alcuni dei partecipanti al corso aspiranti guide naturalistiche

Mi è venuto spontaneo di proporre il tema dell’Insorgenza che potrà diventare anche un Cammino dell’Insorgenza, capace di legare tutte le Marche, ma in modo speciale quelle del Sud. Senza dimenticare Norcia, dall’altra parte dei Sibillini.

Fermo ne fu la capitale per qualche tempo – addirittura la Reggenza provvisoria di una confederazione di stati italiani – con il generale Giuseppe De La Hoz, secondo qualche studioso il primo personaggio del Risorgimento.

Da Montegallo scesero sino a Castel Clementino (oggi Servigliano), passando per Force, Montelparo e Santa Vittoria in Matenano, i due frati agostiniani che guidavano una colonna di insorgenti. A Camerino operava Giuseppe Vanni, piccolo nobile di campagna. Insorgenti erano pure gli artigiani e i contadini di Belforte…

Grandi storie della nostra Marca.

Da raccontare ai turisti, ma, prima di tutto, da rievocare tra di noi.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica 21 ottobre 2018

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