Cammino la Terra di Marca. Cosa manca alla Terra di Marca? Un’unità di intenti

Quell’immagine di uomini che tirano, nello stesso momento, la stessa corda…

Strano il funzionamento della mente: il Prefetto di Fermo dà inizio al suo primo incontro in Prefettura presentando il rettore Sauro Longhi, e il dipinto senese di Ambrogio Lorenzetti mi si materializza in testa come bussola, orizzonte e porto d’approdo: è il Buon governo, e quindi la buona città, il buon territorio. Da costruire insieme, e condividendo.

È martedì 23 ottobre. Il prefetto Maria Luisa d’Alessandro ha chiamato a raccolta un pezzo della società civile del fermano: rappresentanti delle forze armate, della polizia, delle associazioni, imprenditori, sindaci, presidenti di fondazioni bancarie. La cronaca ne ha già parlato.

Prefettura costruttori

Ha un’intenzione, il prefetto: dare coesione e unità – sottolinea lei – a una terra vivace che, purtroppo, – aggiungo io in silenzio – sta perdendo smalto, non per mancanza di eccellenze, ma d’unità d’intenti.

Sta tentando, otto anni dopo, dove Diego Della Valle non è riuscito.

Anno 2010, Il Resto del Carlino compie 125 anni di vita. Anche in provincia si festeggia. Anche Fermo lo fa. A Palazzo dei Priori vengono invitati in molti. Mister Tod’s svolge la lectio magistralis. Ha annusato l’aria, la crisi inizia a farsi sentire. Come può resistere – non la sua azienda che se la caverà molto bene – ma come potrà resistere la nostra terra? Della Valle lancia una proposta che è un messaggio alle classi dirigenti: organizzare subito un tavolo di lavoro dove ogni ambito sia rappresentato: istituzioni, imprese, banche, sindacati, movimenti. Per una comune strategia. In quegli anni l’Inghilterra discuteva della Big Society.

Non accadrà nulla. Nessuno raccoglierà l’invito. Ognuno tirerà la sua corda, continuando a sentire l’altro come un avversario.

Qualche anno dopo, il corso di laurea in Beni culturali lascia Fermo. Poche le voci che si alzano a difesa; pochissimi quelli che s’attiveranno per cercare di comporre il contenzioso con l’università di Macerata e far restare una realtà strategica per una terra ricca di storia e arte. È un campanello d’allarme. Che però non sveglia.

Gli uni hanno bisogno degli altri, dice il prefetto, e c’è una positività da mettere in comune. Coscienza e contaminazione, dunque. Mi domando se basti. Mi chiedo se non occorra anche altro per riprendere un cammino, se non occorra una nuova posizione culturale.

Nessuna politica, mi disse un docente della Bocconi, può compiere una svolta senza una comunità, un insieme di popolo che prenda coscienza di sé e del suo valore.

Mi viene da pensare che nella cristianità, l’esempio massimo della collaborazione era la costruzione di Cattedrali cui tutti partecipavano: le corporazioni lavorando, i signori portando gioielli, i poveri consegnando un tocco di pane. Perché la dinamica dell’uomo è quella di essere relazione. «Da soli si va veloci, insieme si va lontano», ricorda un detto africano.

C’è un termine arabo: awhaštani, che raccoglie e sintetizza una frase intera: «Sono un vuoto che solo la tua presenza può riempire». Come dire: l’altro mi completa.

C’è dunque una posizione ideale da riacquisire. C’entra con la politica e l’economia. Forse, ne è addirittura il fondamento. Noi: presente plurale!

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, domenica 28 ottobre 2018

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