Civile società. I volontari della Torre

La primavera prossima festeggeranno 30 anni di vita e probabilmente avranno la nuova ambulanza di tipo A per emergenze 118. Modello di ultimissima generazione che andrà ad aumentare il parco mezzi a disposizione della Croce Verde di Torre San Patrizio: tre ambulanze, due taxi sanitari, un pulmino per trasporto disabili. E poi: 60 volontari, tre dipendenti e quattro giovani del Servizio civile.

La sede si trova nei pressi di Villa Zara. Quando arrivo, mi stanno aspettando in quattro (tre dipendenti e un volontario).

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Fabio Marozzo, ha 35 anni, viene dalla Calabria, diplomato al liceo scientifico, è responsabile della Farmacia e del Servizio civile universale. Alla Croce ha iniziato 12 anni fa come Servizio civile. Gli piace il clima che s’è creato con i colleghi e gli piace «aiutare il prossimo». Anche negli interventi più duri. Come quello di un ragazzo che morì in seguito al ribaltamento del suo scooter. Quando Fabio arrivò il giovane aveva la testa quasi decollata. Un’immagine che si porta ancora dietro. Poi, quasi a compensazione di momenti drammatici, ci sono i ringraziamenti per strada di pazienti trasportati o soccorsi. Di una cosa Fabio è certo: «I nostri interventi non sono solo di carattere sanitario». C’è qualcosa di più: un’umanità che s’impone.

Lo conferma Andrea Fagiani, 20 anni, diplomato al Nautico dell’ITI Montani di Fermo: «Dobbiamo anche dare speranza alla gente». L’ha sperimentato a Pescara del Tronto. Lui e i suoi compagni erano lì quel 24 agosto 2016. Macerie e morte. E polvere dappertutto. Ricorda una giovane coppia che, sopravvissuta al sisma, aveva avuto tutti i parenti deceduti. Li ha aiutati a salire in ambulanza: la moglie sulla lettiga, il marito sulla panca, dalla parte opposta, e le mani di entrambi che tenevano quelle di Andrea: una catena.

Un’altra immagine di quelle ore terribili: mentre il verricello tira su una persona, Andrea nota un’auto coperta di polvere dove qualcuno ha vergato un messaggio: «Sono Leo, qui sta crollando tutto. E non so se sopravviverò». Andrea non l’ha mai saputo. Ma i suoi scarponi sono ancora segnati dalle rovine di Pescara del Tronto.

Daniele di anni ne ha 35. Da diciotto è nella Croce verde torrese.

L’immagine più forte è stata quella di una ragazza rimasta incastrata sotto il rimorchio di un camion. Per lei niente da fare. Situazioni che scuotono e non fanno dormire.

Dicevamo: non solo interventi sanitari… Daniele racconta della gestione del campo in Emilia durante il terremoto del 2012. «Non siamo solo soccorritori, siamo anche confessori, cerchiamo di calmare la gente, soprattutto di dare un motivo per tirare avanti».

Il percorso di Nicola è stato diverso. Una notte suo padre Maurizio si sente male. E Nicola non sa come aiutarlo. Si sente impotente. Da lì decide di frequentare il corso di primo soccorso. Poi è rimasto. Ed è stato talmente colpito dall’esperienza di aiuto al prossimo tanto da cambiare scuola: dall’Istituto d’Arte a quello Tecnico di assistente sociale. Ora è iscritto all’università: Scienze Ambientali e di Protezione civile.

L’intervento che più ti ha colpito? «Non ero in servizio. Ero al mare a Porto San Giorgio. Ho visto una ragazzino cadere improvvisamente mentre giocava a beach volley. Mi sono precipitato…». Era il tredicenne Nicolò Serroni.

Nicola è anche istruttore. Perché? «Perché voglio trasmettere la voglia di aiutare, e non solo le tecniche».

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 31 ottobre 2018

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