Cammino la Terra di Marca. Sulle tracce degli Agostiniani scalzi

Un Cammino esterno, prima. Un altro, interno, poi. Sulle tracce dell’Ordine degli Agostiniani scalzi, frati che i fermani hanno sempre ribattezzato li cinturù, perla spessa cinta indossata.

È una mattina dell’estate di san Martino. Fa caldo

Sonoin località Salettedi Fermo. Saletteoggi, Salettoun tempo. La chiesa è piccola. Apparteneva alla Confraternita delSantissimo Crocefisso. Fu, questa, la prima chiesa degli Agostinianiscalzi aFermo. Correva l’anno 1614. I frati disponevano anche delle terreintorno. Il loro spirito era quello della clausura. Qualche anno piùtardi, scelgono un’altra ubicazione. Seguo questo percorso e mi recoin piazza del Popolo. Nei secoli passati era chiamata piazza SanMartino perché in una notte del 1399, racconta la leggenda fattasistoria, il popolo fermano, per un voto da valere a scongiurar lapeste, vi aveva costruito una piccola chiesa dedicata al santo diTours.

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Non c’è unanimità tra gli storici: c’è chi dice che il piccolo tempio fosse stato eretto nei pressi del Palazzo dei Priori, chi, invece, nella parte opposta. Resta il fatto che la cappella accoglieva il volto della Madonna della Misericordia. Ed ecco entrare in scena i Cavalieri di Malta che, secoli dopo, in occasione della demolizione della chiesina, salvarono l’immmagine della Vergine trasportandola nella chiesa di san Giacomo presso la porta di San Marco.

Scendoper corso Marconi e arrivo nei pressi del carcere. Perché la chiesadi San Giacomo si trovava in quel luogo. Nel 1577 viene eretta unanuova chiesa, quella dove, nel 1621, si sposteranno gli Agostinianiscalzi, chepiù tardi costruiranno il convento. Ad oltre un secolo di distanza -è il 1741 – i frati inaugureranno ancora una nuovachiesa «più ampia e più bella» dove sarà collocata l’immaginedella Madonna della Misericordia. Dopo le violenze dei Francesi difine XVIII secolo, e gli sfratti del potere Sabaudo, nel 1861, gliAgostinianiscalzi edificherannonel 1896 l’attuale chiesa divenuta in seguito Santuario.

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Suono alla porta. Mi risponde padre Raimondo Micoletti. 80 anni. È in partenza per Acquaviva Picena. Ha tempo però di accompagnarmi nel cammino interno.

Il convento è grande. Negli anni Cinquanta, il piano terra ospitava la mensa dei poveri. Nulla di nuovo sotto il sole della carità.

Saliamo. In una stanza sono custoditi i diplomi di padre Serafino Marchionni, inventore, ai primi del Novecento, dell’omonimo sistema stenografico. Su una teca scorgo una sorta di violino monocorda. Pezzo originalissimo. Lo collego impropriamente con il violino che suonava la venerabile Paola Renata Carboni, le cui spoglie riposano nel Santuario. In un’altra ampia stanza, alle cui pareti risaltano le foto dei priori Agostiani, sono depositati reliquiari di fogge diverse e antiche pagine di musica gregoriana scritta a mano. Grande è la biblioteca, con numerosi volumi del 1600. Ricchissima la stanza che conserva le Pianete, alcune delle quali realizzate in Cina, in carta di riso. Ancora libri all’ultimo piano.

Ridiscendiamo. Accanto al Santuario c’è un ampio locale dove, con 14 Diorami, padre Eugenio Del Medico racconta la storia di santa Rita da Cascia.

È un mondo ancora tutto da scoprire.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica 18 Novembre 2018

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