Civile Società. La Confraternita della Sacra Spina

Rievocazionedi un mondo che non c’è più? Malinconici incontri di superstiti conle eco di qualcosa che s’è sbiadito nel tempo? Apporto coreograficoin processioni religiose? Pensavo questo delle Confraternite, speciedopo aver constatato, in un borgo silenzioso dell’entroterra fermano,cappe e archivi mangiati dai topi, in un locale abbandonato. E,invece no. L’energia sta riemergendo. Ed è energia che si sprigionagiovane e capace di tornare alla ribalta. Come lo fu agli inizi.

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Confraternita della Sacra Spina, Fermo. Rosse le mantelline come il pettirosso – scrive fra Roberto Brunelli – che staccò la spina sulla corona di Gesù in croce. Era sanguinante, la spina e l’uomo-dio. Così che il petto dell’uccello fu macchiato per sempre. Una macchia di dolore e nobiltà.

Ma, al di là della leggenda, Nicola, Luigi, Emanuele, Anastasia, Giulia, Luca, Gilberto, Luigi due, Lorenzo, Alessandra, Emanuele due, Matteo ed altri ragazzi sono concretamente all’opera. Opera che è educativa e sociale. In una realtà che ha bisogno dell’impegno nell’uno e nell’altro campo.

Ho in mano una rivista. È la loro. L’hanno editata settimane fa. Sacra Spina di Fermo, il titolo. Storia, racconti, prospettive. Interessante da leggere.

Incontro tre confratelli nell’atrio della parrocchia di Santa Lucia.

Giulia ha studiato filosofia e si sta specializzando. Emanuele è guida naturalistica e archeologo. Luca è laureato ed esercita la professione di optometrista. Inizio da lui. È interessato all’educazione dei ragazzi, che significa crescita umana e non bon ton. Esiste un’emergenza educativa che tutti ormai riconoscono. Il recente fattaccio di Porto Sant’Elpidio, con oltre 100 giovani a prendersi a pugni e cinghiate dopo essersi dati appuntamento dinanzi alla stazione, la dice lunga sul clima che si sta vivendo. Prevenzione allora, ma quella efficace: formazione di gente diversa, di mente e di cuore.

In occasione della festa del 31 ottobre, è stato uno dei promotori al Ricreatorio San Carlo, di una proposta densa di contenuti.

In Confraternita è entrato inizialmente perché «curioso». Poi, ha trovato un luogo ospitale e amichevole.

Amicizia è parola molto usata. Senza dimenticare la dimensione religiosa, «la crescita spirituale». «Un tempo – spiega Luca – le Confraternite erano il motore della città di Fermo».

Giulia è entrata nel periodo della settimana santa, mentre stava scrivendo la sua tesi di Cristologia filosofica. Ad attirarla è stata la possibilità di «vivere approfondendo valori forti e testimoniarli». Non le manca il gusto dell’impegno civile che verrà.

Emanuele, che è il priore della Confraternita, ha accettato l’incarico perché non si rassegnava «che andasse perduta una storia di 500 anni». E poi, «quel sangue raggrumato intorno alla spina» era come se lo spingesse all’azione. Allora, si è mosso: ha chiamato a raccolta amici e conoscenti, ha fatto il primo passo. E i giovani, come se stessero in attesa di una proposta seria, sono arrivati. Tre le strade intraprese: quella della ricerca storica, quella della carità, che è qualcosa di più grande della filantropia, e quella dell’azione educativa. E torniamo al discorso dell’emergenza educativa. Ecco, allora l’uso della musica, del gioco, della cultura, della catechesi, della convivialità. Nel positivo.

Ma quanti sono i confratelli? «250, gli iscritti; 14 quelli in formazione: i ragazzi, insomma». Un esercito? Meglio: un popolo nuovo.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì 14 novembre 2018

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