Artigiani Veri. Guido Gennaro, coiffeur e chef. Personaggi e storie. In un libro

Lui è Guido, l’ex ragazzo di bottega di Vitto’. Qualche lustro è passato, qualche chilo è aumentato, qualche esperienza è maturata. Oggi, Guido Gennaro sorride soddisfatto da un poster gigante incollato alla vetrina del suo Salone Personal, a Fermo, zona San FrancescoSoddisfatto di porsi guancia a guancia con la super femmina italica Sabrina Ferilli. Senza scordare l’altra foto: quella con Sharon Stone, stavolta petto a petto. Foto a bizzeffe sono appese alle pareti del locale. Testimonianze di personaggi incontrati in barbieria oppure in giro per l’Italia, magari indossando il cappotto di cammello da sciur brianzolo alle prime del Teatro, o la sciarpa viola da tifoso per colloquiare con l’allora presidente del consiglio Renzi.

Guido Gennaro

Guido Gennaro, istituzione fermana che, dal pennello, rasoio e forbici,

passa senza indugio alle pentole dello stoccafisso. Coiffeur e chef.

Andar da lui è incontrare un mondo: dai politici ai banchieri, dagli avvocati al calzolaio. Di sinistra, aperto al centro, con amicizie destrorse. Nessun pregiudizio, tanta voglia di non vivacchiare.

Ci fu un tempo che – io scommetto – la politica si faceva da lui, novello Vespa del Porta a Porta fermano . Altri tempi, altra gente.

Sta di fatto che un leone del fermano gli ha dedicato un libro. Il leone è Giorgio Cisbani, già senatore della Repubblica prima, mentre il libro è Microstorie dal barbiere (e qualcos’altro), Edizioni del VicoloLungo. L’ho letto in una serata. Sorridendo e poi ridendo. E, ancora, rileggendo.

«Le storie, – scrive Cisbani – tutte essenzialmente vere, riguardano -più o meno – l’arco temporale degli ultimi venti anni». Venti annidi insaponatura, rasatura e taglio. Quest’ultimo non sempre con le forbici, qualche volta anche con… la lingua.

Cisbani scrive come scrivevano bene, quelli di una volta: tanta punteggiatura, virgole, punti e virgole, punti. Così, dalla penna arguta di colui che fu definito marmo-marxista,per il lavoro precedente e le passioni politiche, nascono otto microstorie e qualcos’altro ancora. Cisbani materializza i frequentatori del Personal. Molti gli attuali e qualcuno che non c’è più. Come Fantomas ,di cui scoprirete, leggendo, nome e identità.

«In verità Fantomas, ovunque era se stesso, ovunque si presentava con discorsi squinternati ma non totalmente incomprensibili e con gesti magici che – prevalentemente – s’indirizzavano contro il diavolo».Il palcoscenico di queste esternazioni-recitazioni-improvvisazioni era la bottega del barbiere. C’è poi Milingo, sacerdote, esorcista, quasi curato di campagna e«tifoso di calcio di una squadra che non vince nonostante le sue (meglio dire: nostre) preghiere». Con Milingo, la squadra, ma non calcistica, del barbiere si trasferisce nelle trattorie del territorio senza disdegnare una visita nelle piccole chiese dei borghi dove, a volte, racconta Cisbani, Guido s’improvvisa, se non celebrante, sicuramente oratore finale.

C’è poi la coppia: Stefano & l’Avvocato. Entrambi ferventi quasi lefebvriani, entrambi molto contrari agli immigrati e con qualche parola di troppo per l’attuale pontefice. Sembra, stando al già senatore, che siano soliti proclamare: «A voi il presente, a noi l’eternità». Motto vandeano quasi quasi da rivolta dei gilet gialli.

Da Guido sostò, si riposò, concionò il Barone (RenatoPasqualini), signore del Duomo e delle terre d’intorno, colui che, riacciuffato dopo una fuga da militare, proclamò alle truppe e agli ufficiali: «Spostatemi il sole. Va bene, torniamo indietro, ma voglio il comando della caserma».

Cisbani continua il racconto. Dovrà farlo ancora. Perché Guido è un higlander e le storie nel suo Salonesi accrescono. Come le foto alle pareti.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino,Giovedì, 6 dicembre 2018

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