Minori… per modo di dire. I trucchi di Camilla

Occhi grandi, capelli biondi e lunghi, vestito con scacco scozzese. Ci incontriamo a Fermo, Caffè 180 gradi, quartier generale delle mie interviste.

Camilla Giommarini ha 25 anni. A novembre scorso stava a Fregene. Rete 4 l’ha chiamata come truccatrice degli attori che registravano alcune fiction. Com’è stato? «Bello e freddissimo». Freddissimo perché si giravano scene estive in pieno autunno inoltrato. Ma non è la prima volta. Stessa situazione a gennaio e marzo 2017. Altre scene, stessa location e stesse grandi ville, quelle che i proprietari usano d’estate.

Ma lei non si lamenta. Un rapporto con la Tv è sempre cosa buona. In effetti, lei non sarebbe una truccatrice televisiva. Lo è diventata perché ha fatto da cavia, nei pomeriggi liberi da studio e impegniper gli studenti dell’Accademia di Roma. Accademia di Costume e Moda dove ha studiato e si è laureata qualche tempo fa. Come sempre, poi, a far la differenza sono gli incontri. Camilla ne ha avuto uno molto importante. Quello con Manlio Rocchetti, uno dei più grandi truccatori italiani, vincitore nel 1990 dell’Emmy Award per il miglior trucco nella miniserie Colomba solitaria. Rocchetti l’ha notata in una delle lezioni. Lo hanno colpito gli occhi e l’ovale del viso. Arruolata!

Oggi Manlio non c’è più. La giovane fermana me lo dice con una certa tristezza.

Per quanto riguarda la sua professione vera, cioè la costumista, Camilla mi racconta del lavoro svolto due anni fa insieme ad otto suoi colleghi per il Teatro Eliseo di Roma. Andava in scena l’evento Corti ma Lirici, un progetto tagliato su misura «per giovani talenti creativi»che ha messo insieme «un format cinematografico come quello del cortometraggio con la lirica,con l’intento di renderla più fruibile». A Camilla e ai suoi colleghi il compito di realizzare i costumi degli interpreti, al Conservatorio di Santa Cecilia quello di fornire musicisti e librettisti.

«Realizzammo gli abiti con materiali strani, addirittura con pezzi di tovaglia cinese plastificata». Insomma, arguzia e genio. Fu un successo di cui parlò anche la rivista Vogue. Una bella soddisfazione anche perché – ricorda – arrivò a salutarli e ringraziarli Luca Barbareschi.

Camilla è una tipa che non riesce a stare con le mani in mano. In attesa della prossima chiamata in televisione o del prossimo lavoro in teatro, ha aperto un negozio on-line mettendo a frutto gli studi in oreficeria compiuti all’Istituto d’Arte di Fermo. In breve: lei ha realizzato e realizza cammei, gioielli in stile vittoriano, fermagli e altri oggetti particolari. Poi, li vende grazie alla piattaforma Etsy. C’è mercato? «Sì che c’è – risponde -. L’ultimo mio cliente è stato un signore del Texas. Quando spedisco, all’oggetto allego frasi a tema. Una cosa che colpisce».

Le domando quale sia la sua bussola. Risposta: «Mi rifaccio alle tre C:creatività, costanza, collaborazione». Sulla collaborazione spende qualche parola in più. «Negli ambiti dove ho lavorato, mi hanno apprezzata perché riesco a fare squadra, a mettere insieme persone».

Situazioni particolari? «Quando un cagnolino della padrona della villa dove si girava rubò e mangiò i nostri cornetti alla nutella e stette molto male. Oppure, quando un’attrice volle truccarsi a suo modo e non secondo le direttive del regista. Il regista si arrabbiò molto. Mi assunsi io la responsabilità. Ma lui capì ed apprezzò».

Quando non trucca e non crea oggetti, Camilla passeggia in spiaggia e per i vicoli di Fermo. Ama i film biografici e gli horror, la musica pop anni ’80, le colonne sonore dei grandi film e la lettura dei classici: dalla Signora delle Camelie Dorian Grey.

Lei trucca ma non si trucca, almeno non si nota. Brava!

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Sabato,8 dicembre 2018

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