Cammino la Terra di Marca. La Donna del sì

«Tutto il finito è troppo poco per noi. Il mio essere non si accontenta. Cammino le strade guardando in alto. Indico la luna, e la vorrei con me. Le stelle mi guidano. Ed io le ringrazio come esseri vivi e parlanti. Il vento respira. E io vorrei placarmi nel suo respiro. La pioggia benedice le messi. Nelle nuvole e nel sole la vita. Toccai il ramo più basso dell’albero più basso. Ma il mio braccio voleva stendersi al cielo. Impossibile raggiungere l’azzurro del giorno. Impossibile toccare il nero della notte. Ho attribuito nomi, allora. E ho cercato volti. E ho immaginato storie. E ho raccontato miti. Ho implorato il dio dall’arco d’argento, quando in battaglia vedevo la morte dinanzi. Ho chiesto al padre dell’Olimpo di liberarci dall’oscurità, quando le tenebre mordevano il mondo. Ho chiesto al dio del mare di placare le acque, quando il naviglio affondava. E a quello delle selva di rendere sicuro il mio andare. Ho alzato lo sguardo seguendo il fumo dei fuochi. Ho seguito la danza di foglie cadenti. Ho guardato il seme lanciato nel campo: diverrà germoglio, e poi grano e poi cibo. Ma tutto questo, non basta. Tutto il finito è troppo poco per noi. L’istante non è denso. Il presente è insapore. L’incognita è il futuro. C’era un’ara ad Atene. Un’ara… e una iscrizione. Forse un’ode, una supplica, una… domanda. Al Dio ignoto. Allo Sconosciuto. A Colui senza volto. E allo Sconosciuto è teso ora il mio braccio. Al senza volto ho pensato nel mio peregrinare. Il nostro lungo cammino è solo un viaggio, dalla terra al cielo. In cerca di risposte. Cercando l’Infinito nel finito. Per renderci infiniti. Una stella ci guidò».

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Natale è vertigine: l’Infinito che entra nel finito. Un Dio immenso che si fa piccolo. Che ci raggiunge per trasformare la vita. E tre Magi, venuti da Oriente, fiduciosi nelle scritture e nella scienza del cielo. Seguirono, andarono, trovarono una capanna misera.

Ho girato la Terra di Marca entrando nelle chiese, nei musei, sfogliando volumi illustrati alla ricerca di colei che disse: «Sì». Ancora vertigine pensare a una adolescente con un dio nel grembo. Lei Maria capace di squarciare spazio e tempo.

Lui Gesù, nel dipinto montefortinese di Alamanno, ha gli occhi grandi e il dito in bocca, e le pieghe ai polsi, e ci guarda pensoso.

Dorme, invece, nel dipinto di Sant’Elpidio a Mare, mentre la sua famiglia fugge in Egitto, e la Madonna è giovane, e san Giuseppe è troppo concentrato nel mettere al sicuro i suoi. È deposto sopra una cesta di vimini, il Salvatore, a Francavilla d’Ete nell’Adorazione dei Pastori di Vincenzo Pagani. È nudo in braccio alla Madonna che sembra una popolana, nel dipinto attribuito al Pagani, nella chiesa di Magliano di Tenna. È vestito di rosso nella miniatura di un Graduale del XV secolo, conservato nella Biblioteca di Fermo.

Sprigiona luce nel celeberrino dipinto del Rubens Adorazione dei pastori, della Pinacoteca di Fermo.

«Quella notte le stelle sembravano pulsare. Più chiare, più scure, più vicine, più lontane. Più grandi, più piccole. Protendersi e ritirarsi. Osare e temere. Come un cuore… Di uomo o di donna. Un cuore che anela e ricerca. Amore da ricevere, amore da dare. Salvezza…».

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica 23 dicembre 2018

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