Artigiani Veri. I gioielli di Mara

In piazza del Popolo a Fermo, sotto i portici a mare, c’è un’esposizione originale: oreficeria e non solo. In questi giorni di festa, una gentile signora bionda spiega il suo lavoro a chi entra nel minuscolo negozio.

È Mara Liverotti, artigiana, orafa creativa, di Massa Fermana. Lavora il rame, le pietre, l’oro. Ne fa gioielli. Ne fa collane, anelli, pendagli, orecchini, bracciali.

Mi ha incuriosito. Sono entrato anch’io. Ho scoperto che a Massa non tutti intrecciano la paglia e fanno cappelli, qualcuno, come la signora Mara, ha deciso di fare altro. Ma questo anche grazie alla manualità che, probabilmente per l’intrecciar la paglia di un tempo delle donne del luogo, ha lasciato alle generazioni seguenti.

L’artigiana-artista Mara Liverotti

Mara la manualità l’ha sempre coltivata sin da bambina quando costruiva collane fatte di perline. Le costruive per sé ma anche per le amichette. Per sé, soprattutto, perché, mi rivela, «i lavori che faccio, li realizzo in primo luogo in quanto colpiscono me». E l’ispirazione? L’ispirazione le arriva improvvisa passeggiando nella natura: che sia mare o montagna. Oppure, affacciandosi alla finestra di casa, «dove il panorama sui monti e sulle colline è stupendo». Oppure, ancora, sedendosi al tavolo della cucina davanti ad una tazzina di ottimo e profumato caffé. Al mattino, la signora Mara si alza presto, e se ne sta da sola, a pensare, riflettere, cogliere l’istante e poi renderlo gioiello. Il laboratorio è lì, in una stanza dell’abitazione, con martelli e altri attrezzi. Ma, rifacciamo la storia. La nostra artigiana frequenta la scuola media di paese, passa per un cappellificio, poi a 23 anni la svolta: sceglie di frequentare corsi professionali di oreficeria. C’è qualcosa che l’attira in quel settore della creazione artistica. E parte. Lascia il paese. Un anno a Venezia e sei a Vicenza, lavorando e studiando. Impara a incastonare, a incidere, impara l’arte dell’oreficeria e della pietra.

La sua vera passione è il rame. Qualcuno ha scritto che «Il rame è stato probabilmente il primo metallo usato dall’uomo. I primi uomini che lavoravano il rame avevano scoperto che poteva essere facilmente modellato in lastre e che le lastre a loro volta potevano essere piegate e sagomate modellate in forme complesse».

Sicuramente la nostra artigiana/artista sa che lo specchio di Venere, simbolo biologico della donna, cioé, il cerchio con una croce in basso, usato dagli alchimisti per indicare proprio il rame, trae il nome dalla leggenda della nascita della dea dalla schiuma delle acque dell’isola di Cipro.

Mettiamo da parte alchimisti e dee. Perché, signora, la scelta del rame? «Perché il rame così malleabile favorisce la creazione personale». È come se lei immettesse qualcosa di ulteriormente suo.

È vero, come scriveva Charles Peguy, che l’artigiano considera un onore il suo lavoro. È anche vero che del mestiere bisogna vivere. Così Mara è presente ai tanti mercatini marchigiani, tra cui l’Antico e le Palme di San Benedetto del Tronto. Senza dimenticare però l’appuntamento con le Fiere dei Minerali di Verona, dove «ci si scambiano le pietre e ci si confronta sui lavori».

Mentre parliamo, mi guardo in giro. Resto colpito dagli orecchini. Mi sembra oreficeria di ispirazione Picena. Glielo dico. Risponde che ha pensato al mare, così come per le pietre da portare al collo. Colori profondi, mutevoli.

Qui, nella sua esposizione fermana, gli anelli, le collane, i bracciali ed il resto, sono ospitati con grazia in mobilio di legno antico: cassetti, specchiere. Sono opera del suo compagno: Mirco Bianchini.

Ultima notazione e domanda? Perché non indossa i suoi gioielli? «Mi sembrerebbe di rovinarli». La modestia che avevo percepito all’inizio è stata confermata. Buon lavoro.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, giovedì 27 dicembre 2018

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