Gente di Campo. I Seminterrati Clandestini

C’è un ritorno alla campagna. Ma non più come negli anni Settanta quando si era un po’ figli dei fiori e un po’ orfani della Contestazione del ’68.

C’è la riscoperta di un lavoro duro, sicuramente di sacrifici, ma ricco di ricompense: senso di libertà, vicinanza alla natura, partecipazione ad una nuova creazione E piccolo reddito che permette di vivere con dignità.

Qualche tempo prima che l’infarto non l’uccidesse a 65 anni, alla Castelletta di Rapagnano venne Gino Girolomoni, il precursore del ritorno alla terra.

Lo invitammo noi della rivista Il gusto della vita perché ci testimoniasse la sua esperienza. Lo fece con la forza e la pacatezza che lo contraddistinguevano. Ci entusiasmò. Davanti a lui c’erano i cuochi dell’Associazione provinciale guidati da Sandro Pazzaglia, diversi agricoltori, i soci del Club di Papillon, qualche sindaco. Ci raccontò delle difficoltà ad essere stato un pioniere nel riprendere i metodi di coltivazione tradizionale. Ci disse delle disavventure giudiziarie. Ci parlò della bellezza del Creato. Mi colpì l’aneddoto su Alce Nero, uomo di medicina della tribù dei Lakota-Sioux: i pellerossa piansero quando l’uomo bianco posò le traversine per i binari inchiodandole al suolo. Non perché sarebbe arrivato il cavallo di ferro distruggendo le loro pianure, ma perché i lunghi chiodi era come se violentassero la madre terra. Mi conquistò un altro particolare. Girolomoni aveva sistemato l’antico monastero di Montebello, riportandolo a luogo di riflessione e poi a centro culturale. D’altronde, coltura e cultura hanno la stessa radice. Riecheggiava il motto benedettino dell’Ora, Lege et Labora, prega, leggi, lavora. Intuizione molto simile a quella di Adriano Olivetti. «La cultura – si legge in una biografia – come strumento di crescita personale e di emancipazione sociale anche per le categorie più povere. È questa l’idea che spinge Adriano Olivetti a promuovere in modo sistematico ogni iniziativa che possa contribuire ad accrescere il livello culturale dei dipendenti e dell’ambiente sociale in cui sono inseriti». Così il grande imprenditore di Ivrea realizzò una fornitissima biblioteca e un centro studi.

Nei giorni scorsi, presentando a Macerata il film Con i piedi per terra, di Andrea Pierdicca, un viaggio nel nuovo-antico mondo dei contadini, ho conosciuto il movimento dei Seminterrati che iniziano ad avere adesioni anche nella valle dell’Aso. Più un movimento di contadini e di idee che un’associazione nel senso classico. Ad Osimo, da tre anni i Seminterrati che si rifanno al Genuino-Clandestino, propone un mercatino di frutta e verdure fresche, miele, formaggi di capra e tomini, cosmesi naturale, piante aromatiche, piante da orto, seitan e tofu, vino, confetture, cereali e legumi, prodotti a base di canapa.

Se si fermassero qui sarebbe un mercatino come altri. C’è invece una visione del mondo che altri sembrano non avere più. Una filosofia che porta a coltivare in un certo modo, a rispettare la campagna, ad avere attenzione alla natura.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, venerdì 28 dicembre 2018

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