Minori… per modo di dire. Oscar il pittore francescano

C’è una Terra dei Fioretti, che è la nostra Terra di Marca; e c’è stato uno scrittore che i Fioretti li ha scritti: frate Ugolino Boniscambi da Montegiorgio. E un pittore che li ha raccontati in una pioggia di colori: Oscar Marziali da Monte San Pietrangeli.
Come Lorenzo Lotto: il pittore veneziano che girò l’Italia e si ritirò a Loreto, a lavorare nella Basilica, così Oscar Marziali, che girò il mondo, terminò la sua esistenza terrena nella cittadina che conserva e protegge la Casa del Fiat: la Santa Casa della Madonna.
Marziali è stato un artista significativo e ancora da valorizzare appieno. Un pittore definito francescano, perché innamorato del Santo d’Assisi e dei luoghi dove Francesco visse o passò o ispirò.

Il pittore Marziali


In questi giorni, le Cantine del Bramante a Loreto e la minuscola Chiesa dell’Addolorata che lui affrescò negli anni Venti, a Monte San Pietrangeli, propongono le sue opere. Un legame tra i due centri: il luogo della morte e quello della nascita.
A Monte San Pietrangeli vide la luce nel 1896 per poi partire con la sua famiglia, ancora piccolo, alla volta dell’Argentina. Tornato in Italia, si diploma all’Accademia delle Belle Arti di Venezia. Il suo paese natale gli chiede di affrescare la chiesina dell’Addolorata. Lo fa.
Sono gli anni in cui, come scrive Silvia Papa, storica dell’arte, matura «un profondo cromatismo».
«L’opera mia tutta, – si legge in suo scritto – impegnativa e ausiliare, nel contenuto emotivo deve procurare festa come un mattino di maggio; sprigionare una luce (è il mio problema) come un raggio di sole mattutino in un prato di rugiada».
Sprigionare luce, questo è il suo impegno. Come renderla viva con la spatola, con il pennello; come far zampillare i colori della perfetta letizia?
Guardo i suoi quadri e penso al sovrapporsi delle cento faville di un focolare. E penso anche ai mosaici bizantini di Ravenna, dove incastonate sono migliaia di tessere d’argento e d’oro: lirica della luce. Sono punteggiatura di umile gioia. Quella che irradiò sempre San Francesco. E quella che Oscar imparò ad apprezzare sin da piccolo dalle parole della mamma: Maria Concetta Mancinelli.
Come sempre è stato un incontro a indirizzare l’opera di Marziali.
Dopo una mostra nel 1935 presso la Casa degli Artisti di Milano, il pittore si reca ad Assisi dove conosce padre Emidio che lo porta a Loreto. I padri Cappuccini gli commissionato, come scrive Silvia Papa, «una serie dei Fioretti di San Francesco». Quei Fioretti sulla vita e sulle opere del Santo scritti dal frate di Montegiorgio.
Marziali inizia il suo lavoro. Il suo lavoro piace. Altre commesse gli arrivano. I francescani lo amano. Lui ama san Francesco, che dipinge esile, come da subito proteso verso l’Infinito. Ma mai slacciato dal mondo. Anzi: san Francesco ama il mondo, lo ama con tutte le sue creature, animate e inanimate. E il pennello di Oscar coglie tutto questo con tratti leggeri. Con estrema soavità, come, forse, fu all’inizio della Creazione: non un’esplosione ma una delicata composizione del Creatore massimo.
Barba lunga, quella di Marziali, e capigliatura mossa, sguardo furbo eppure ancora stupito benché vecchio.
Oltre alla pittura, Marziali amava il tango. Quello ascoltato tante volte nella patria d’adozione: l’Argentina. Il tango: la musica che disserra il cuore e lo fa gorgogliare d’amore. Quel cuore capace, sulla tela o sulle pareti, di sprigionare vera luce.
Oscar Marziali morì il 16 novembre del 1987 a Loreto. I solenni funerali si tennero nella Basilica lauretana. La santa messa fu presieduta dall’arcivescovo mons. Francesco Capovilla, suo grande estimatore. Il pittore riposa nel cimitero lauretano accanto alla moglie Amelia.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, sabato 29 dicembre 2018

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