Gente di Campo. L’olio di Silvia

Un autobus con 50 turisti da Imola e Bologna. La strada che percorre lambisce la minuscola chiesa di San Paolino, a Falerone.

I turisti hanno sentito parlare dell’olio Piantone di Falerone. Ne vanno alla scoperta nell’Azienda agraria Bonfigli di Silvia Sponza.

Silvia non c’è. Tra qualche settimana diverrà mamma. In questo periodo d’attesa le danno una mano i genitori. Ad attendere il gruppo ci pensa Bruno. La prima tappa è il frantoio. Lo hanno ricavato in un vecchio fienile. Bruno è meticoloso. Spiega ogni passaggio: «Questa è la “lavatrice” delle olive, questo l’aspiratore, questo il frangitore a varie velocità, poi il frantumatore dei noccioli, il sistema di trasferimento della pasta di oliva, la centrifuga, il raccoglitore dell’olio grezzo, il climatizzatore, l’olio limpido…».

La signora Francesca Bonfigli Sponza

L’azienda ha duecento anni di vita. La iniziarono gli avi di Francesca Bonfigli, moglie di Bruno, mamma di Silvia. 50 gli ettari dei terreni aziendali, che si estendono nei comuni di Falerone, Montegiorgio, Penna San Giovanni. Hanno re-impiantato varietà di olivi che risalgono a duemila anni fa. Il Piantone di Falerone, spiega Bruno, è arrivato dalla Siria. Lo hanno portato a Falerio Picenus i veterani di Augusto, che avevano ricevuto per il pensionamento una porzione di terra.

Il Piantone di Falerone è un olio di fruttato medio, di tipo verde, con sentori di mandorle e carciofo. È ottimo, dicono gli specialisti, per condire verdure, legumi bolliti e carni grigliate.

C’è poi il Piantone di Mogliano, che è un olio di fruttato leggero tendenzialmente verde, anche questo con sentore di mandorla. Per insalate e pesce è il non plus ultra.

Non basta: l’Azienda agraria Bonfigli produce anche la Cornetta, un’oliva marchigiana chiamata anche corva. Un olio indicato per verdure grigliate ortaggi lessi. Il gran finale è con la Gran Selezione, prodotto con olive di varietà diverse. Il bio impera.

Finito il racconto di Bruno Sponza, i turisti rispondono al richiamo di Francesca. In un piccolo edificio adibito a ospitalità arde un poderoso fuoco. Le travi e gli infissi sono di legno, il pavimento è in cotto. Sui tavoli, la signora Bonfigli-Sponza ha appoggiato pentoloni di zuppa di ceci e bruschette semplici e bruschette alle erbe, condite con tutti gli oli prodotti dalla casa.

Si assaggia e ci si complimenta. Chi guarda la montagna intravede i Sibillini. Chi si sporge verso l’edificio ottocentesco che campeggia al centro della collina, nota due meridiane sulle pareti. I pini le sovrastano. Vicino c’è la piscina. Accanto, costruzioni basse. L’azienda è anche struttura agrituristica. L’impressione è di una sobria eleganza di tempi passati.

Chi vuole può anche «meditare». Il posto migliore indicato da Bruno è quello della cantina dove si produce il vino cotto e dove insistono antiche botti e caldaie. Qui lo spirito non manca, neppure il conseguente buon umore.

Ultimo prodotto è il miele, che viene dagli alveari situati sulle colline che guardavano la scomparsa Falerio Picenus.

Auguri alla futura mamma e ai nonni, ovviamente.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Venerdì, 4 gennaio 2019

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