Cammino la Terra di Marca. Artigiani per l’Europa. Quella vera.

Un palazzo rinascimentale: Palazzo Azzolino; un imprenditore legato idealmente ai grandi Adriano Olivetti ed Enrico Mattei: Stefano Luzi; un gruppo di dipendenti che lavorano il ferro alla Tre Elle; il tema più caldo di questi mesi: l’Europa. Un mix intelligente, sguardo acuto su passato, presente e futuro, sette team all’opera per sette opere d’arte: quadri e sculture.

Il cammino di oggi si snoda intorno al pozzo e sotto i portici dello storico palazzo di Fermo. Intorno a Sc-arti d’autore, mostra geniale.

Un pezzo della mostra a Palazzo Azzolino di Fermo

Opere realizzate con scarti di ferro e di legno. Sette opere costruite dalle maestranze: artisti autodidatti, e, a dirla con il prof. Stefano Papetti, un «inscindibile connubio fra creatività e tecnica».

L’Europa, dunque. Ma come la vedono gli artisti della Tre Elle? La Torre di Babele pende. Le radici sarebbero salde ma gli egoismi dei paesi più forti fagocitano ideali e valori condivisi. Occorre, allora, spingere la torre sul lato opposto: quello della bellezza e della condivisione.

Una Ragnatela imprigiona l’Italia. Siamo in trappola? Forse, ma il desiderio è che il nostro paese rinasca.

La nostra Europa è la fotografia di un Continente che fatica a trovare la sua definitiva identità.

Mala Tempora currunt quando il parlamento europeo, che rappresenta i popoli, ha poca o nessuna voce rispetto alle Commissioni (esecutivo).

Art. 10 è una riflessione sui rischi dei nazionalismi e delle chiusure, dove l’Italia troppe volte è stata lasciata sola nell’accoglienza degli immigrati.

Principi, radici e frutti guarda agli ideali sui quali fu costruita la prima Europa. Punti fermi da far germogliere di nuovo.

L’ultima opera è L’Europa tradita, dove il tradimento parte dalla dimenticanza del Manifesto di Ventotene da cui, attraverso i trattati di Roma, scaturì la Costituzione europea.

Mostra esemplare, realizzata da 68 persone, italiani e non. Sarebbe bello, se non ci fosse problema di spazio, citarli per nome.

Vorrei cogliere un altro aspetto. Stefano Luzi, titolare della Tre Elle, si ispira ad Olivetti. Una frase del grande imprenditore di Ivrea, riportata sul catalogo, chiarisce l’intento: «La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi e democrazia». Un pensiero immane, dove l’imprenditore è amico dei suoi collaboratori, li considera – come fa Luzi – il primo capitale, e dove l’impresa è radicata in una terra, che contribuisce a far crescere, con uno sguardo aperto, includente, senza barriere.

Quanto bisogno oggi c’è, specie nel Fermano che si sta ripiegando su se stesso, di una visione del genere!

Terzo punto: la scelta di realizzare la mostra in un palazzo storico. Come dire: il futuro ha un cuore antico; siamo legame, siamo corda.

Infine, indicare la manualità capace, la creatività: quell’arte che ci colpisce dai paesaggi della Terra di Marca, dai borghi collinari, dai quadri del Lotto, del Rubens, dell’Alamanno. E quel senso dell’onore che scaturisce dal fare cose belle. «Chi lavora con le sue mani – diceva san Francesco – è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani, la sua testa e il suo cuore è un artista». Come i ragazzi della Tre Elle.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica, 6 gennaio 2019

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