Minori… per modo di dire. La montagna di Basilio

L’ho conosciuto quando aprì per gli Antichi sentieri Nuovi cammini la chiesuola di Santa Maria a pie’ d’Agello di Amandola. Lo fece a nome dell’Associazione Dinos, di cui è presidente, ma non lo disse. Una delle caratteristiche di Basilio Millozzi è l’umiltà. Non quella dolciastra di certi pulpiti. Quella latina, invece, legata all’humus, alla terra.

L’ho rivisto impegnato in Filofest e Parole della Montagna. L‘ho ritrovato in un docu-film della Sydonia per Sky-Art. Che ci faceva? Ci faceva che Basilio è uno dei più grandi collezionisti di opere legate al Guerin Meschino di Andrea da Barberino. Da venti anni rincorre tutto ciò che riguarda il cavaliere errante. Ne possiede circa 150, la maggioranza è costituita da libri. Però Basilio ha arricchito la sua biblioteca scovando anche fumetti, opere teatrali, composizioni musicali, locandine giganti e, addirittura, un film. «È degli anni Cinquanta, non è che sia un granché, però è un pezzo in più dell’argomento che amo». Mi dice così, raccontandomi di averlo restaurato con estrema pazienza. Del Guerin Meschino possiede anche una striscia pubblicitaria che reclamizzava la Magnesia San Pellegrino. Pezzi unici che lui va scovando nei mercatini, librerie antiquarie, internet. Il primo volume che acquistò fu l’edizione illustrata da Giuseppe Berta risalente al 1841.

Basilio Millozzi

Proprio nei giorni scorsi gli è capitato di imbattersi – è un modo di dire: lui le cose le cerca a fondo – in un volume del 1600 al costo di 1600 euro. Un po’ troppo, al momento, per le sue tasche. Ma, l’attenzione resta alta.

Per mestiere, Basilio fa assistenza alle caldaie a gas. Ma la passione per il Cavaliere senza insegne gli discende dell’amore per la montagna. In primo luogo, per la Sibilla. «Come faccio a non amarla io, che sono nato a pochi chilometri da essa?». Millozzi è nato, cresciuto e risiede ad Amandola.

Curioso di storie e leggende, ha iniziato presto a vivere i Sibillini. Due volte l’anno – minimo – raggiunge quel che resta dell’antro.

Gli chiedo se creda che lì abitasse la profetessa? «Se da secoli, specie nel Medio Evo e nel Rinascimento, la gente si arrampicava per raggiungere la corona e l’antro, qualche richiamo sicuramente doveva pur esserci». E lui, il richiamo lo sente forte. Come forte è la sua convinzione che quello fosse un luogo di culto. Nel Duemila, Basilio ha ritrovato nei pressi della cima una freccetta picena, «certamente votiva», consegnata alla Soprintendenza e citata in un lungo articolo della studiosa Nora Lucentini, dal titolo Le Grotte in Preistoria-Prospettive per la Grotta della Sibilla?.

Il Duemila è stato anche l’anno in cui Millozzi ha preso parte alle indagini geo-elettriche e geo-radar promosse insieme ad un Comitato formatosi a Montemonaco. Una iniziativa che ha coinvolto anche l’università di Camerino. I risultati? È stato accertato che sotto la frana esisteva un ingresso, un corridoio, uno stanzone (probabilmente quello narrato da Antoine de la Sale nel volume Il Paradiso della Regina Sibilla). Insomma, cunicoli e cavità per circa 20 metri.

Se una nuova indagine dovesse essere condotta sul monte fatato, «occorre – dice Basilio – che sia meticolosa, attenta, rispettosa del luogo, e che sia preceduta da un buon lavoro culturale e di comunicazione». La sua preoccupazione è che la Sibilla si frantumi ancora di più. «Non è roccia, quella, – spiega -, è calcare massiccio aggregato a strati orizzontali, toglierne un pezzo è far franare quello superiore».

Millozzi è anche fotografo e cine-operatore. Quando gli chiedo una sua foto, mi risponde di non averne: «Sono sempre dietro alla macchina, mai davanti». Già. È il suo carattere. Schivo. Umile.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Sabato, 5 gennaio 2019

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