Cammino la Terra di Marca. Una sera a Monte San Pietrangeli

Non sono di quelli che rapacemente catturano foto per possederle, come a volerle sottrarre ad altri. Ne scatto qualcuna, certo. Ma provo, soprattutto, a imprimerle nella mia memoria, a salvaguardia del futuro.

Gli ex guru di internet denunciano che c’è il rischio scomparsa delle immagini quando gli strumenti di oggi saranno già obsoleti domani mattina. Un po’ come accadde per le cassette da registrare, le video cassette o il filmini Super8. Inutili oggi.

Perderemo la memoria dei luoghi e dei fatti? Forse.

Ci penso, mentre, di sera, vago per Monte San Pietrangeli. Ho raggiunto l’ex convento dei francescani. Il chiostro è ben tenuto. Un’ala è occupata dalla Casa di riposo. Mi sembra accogliente. «Non più scarti» ha gridato papa Francesco, facendo dell’attenzione all’anziano, al povero, all’abbandonato, alla persona, insomma, e alla vita, il punto sorgivo del suo pontificato.

Giro dove i frati girarono. Una lapide mi attira. Porta la data del tre marzo 1536. Ricorda la distruzione di una rocca fatta erigere dai fermani. Ci fu guerra in quel tempo. Ascoli appoggiava Monte San Pietrangeli, Fermo rivendicava il suo castello. Una vera e propria pace non è mai stata firmata. Che siano ancora in stato di belligeranza? Qualche sindaco ha guardato più al maceratese che al fermano. Storie recenti ma anche passate.

Quelle più antiche, secondo Gabriele Nepi, dicono che il paese sorge la dove «nell’anno 1059 esisteva il Castellum Santi Petri ultra Tennam”. Nel 1080 i monaci dell’Abbazia di S. Pietro di Ferentillo – situata tra Terni e Spoleto – vi costruirono un convento e una chiesa dedicata al principe degli Apostoli». Anche qui non mancò una presenza farfense.

La chiesa di San Francesco ha una parte della torre infasciata. Il terremoto non l’ha risparmiata.

Scendo per via Luigi Fontana, vi nacque nel 1827, fu pittore, scultore, architetto. Non è la sola gloria cittadina. Lungo la strada, sulla destra, c’è la casa di Romolo Murri. «Apostolo della democrazia, – spiega una targa – deputato, sociologo. Ispirò il primo movimento politico dei cattolici». La DC. Murri: sacerdote, poi scomunicato, poi tornato alla chiesa sul finire della vita, vi venne alla luce nel 1870. Murrismo, modernismo, fede, azione civile e azione politica. Movimento cattolico effervescente. Un gran personaggio.

Alcune giovani signore parlottano in una specie di cantina-laboratorio. Sbircio dalla finestra: colgo opere in ceramica. Leggo un cartiglio con la firma di un’opera: Paola Iannucci è la maestra d’arte. Probabilmente è la giovane donna in grembiule bianco.

La via è stretta. Un’auto mi costringe a rifugiarmi in un incavo di porta. Un bambino canta. Mi stupisco: non cantano più se non a scuola per la recita.

Sbuco dinanzi al monumento a Fontana. A destra c’è la lieve discesa che porta dritto alla grande chiesa neoclassica dei santi Lorenzo e Biagio disegnata sul finire del 1700 dall’architetto-urbanista Giuseppe Valadier e decorata da Luigi Fontana. Sul davanti, come in una scenografia egizio-massonica, insistono, come a presidiarla, due leoni in pietra. Il Medioevo invece s’incontra nella torre a metà corso, all’altezza della Traversa Zafferano.

La notte ha il sopravvento. La dimenticanza no.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica, 13 gennaio 2019

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