Civile Società. Pronti per gli altri. La Croce Gialla di Montegranaro

Montegranaro, ala del piano terra dell’ex ospedale. La Croce Gialle opera qui. I locali sono ampi. La reception spaziosa. Chi sta al centralino ha il volto accogliente. Tre pareti sono tappezzate di disegni. Impera Peppa Pig. Li hanno realizzati i bambini dell’asilo e della scuola elementare. Lanciano tre slogan che diventano un’unica frase: Questo è il nostro motto… chiama il 118. Stai tranquillo e vedrai… che un’auto presto avrai.

Una consapevolezza non semplicistica, un modo per rendere vicina la pubblica assistenza ai minori, alle famiglie e alla cittadina nel suo insieme. Come dire: la Croce Gialle c’è, è sempre disponibile. Ma dire Croce Gialla è come dire umanità: troppo generico. Sono le donne e gli uomini che la fanno e la tengono in piedi e attiva, efficacemente.

Come Filippo Quintili, che ora ci lavora a tempo pieno. La sua storia è quella un po’ di tutti: ci si avvicina poi si resta.

Filippo giocava a calcio con la Berretti di Ancona quando gli è arrivata la cartolina militare. Ultimi anni della leva in Italia.Come schivarla? Con l’obiezione di coscienza e l’affidamento alla Croce. È iniziata così la sua esperienza, per pragmatismo. «Poi mi sono innamorato di questo servizio, dell’essere a disposizione, del “grazie” delle persone soccorse». Così è rimasto, e sono 16 anni.

La Croce Gialla di Montegranaro è nata ufficialmente nel 1988 come gemmazione di quella anconetana. Me ne parla una storica volontaria: Maria Carolina Raffaeli, più conosciuta affettuosamente come Cipolletta.

«Le prime tecniche ci furono insegnate dagli operatori anconetani».

Oggi la Croce veregrense ha 270 volontari, 900 soci, 3 dipendenti, e 6 giovani del servizio civile che hanno iniziato lunedì 14 gennaio. Può contare su un buon parco mezzi: 3 auto per disabili, 2 ambulanze per emergenze, un’auto medica, 5 ambulanze per servizi diversi, 2 taxi sanitari.

Una delle prime volontarie: la signora Raffaeli

Paola Colletti è la responsabile della promozione e sviluppo. L’incarico lo ha assunto da un anno, ma da dieci anni è in Croce Gialla

È la donna che ne fa conoscere le attività, che gira nelle scuole per i corsi, che è presente con il banchetto nelle feste cittadine come quella del patrono san Serafino. Dà il suo tempo alla Croce «perché qui ho trovato una famiglia, amici, un bel clima». Tutto bene, tutto rose? Non è proprio così. La sua prima emergenza fu dura. «Ero stata preparata teoricamente, ma l’impatto con la realtà è diverso. Sono rimasta impalata dinanzi alla sofferenza. Poi è arrivato Filippo, che mi ha scossa».

A Filippo fa male vedere il dolore dei bambini. C’è un gesto che lo colpisce particolarmente, «quando i genitori ce li portano in braccio, ce li porgono, è come se ce li affidassero in attesa di un miracolo. Pensa che responsabilità!». Nel 2018, la Croce Gialla ha avuto quattro morti tra i suoi operatori, tra cui Alessio Monaldi, deceduto in un incidente stradale mentre si recava in una scuola per spiegare alcune tecniche di soccorso.

La sensibilizzazione dei giovani è imprescindibile. Il volontariato sta calando. I ragazzi, non tutti ovviamente, se ne distaccano perché non lo conoscono.

Mi portano a visitare la struttura: camere, spogliatoi, farmacia, cucina, uffici, sala riunioni multimediali. Bella struttura. E bella gente.

Presidente è Graziano Salvatelli, 15 persone nel consiglio direttivo.

Unico e comune obiettivo: essere d’aiuto. E così cambiano cuore e mente.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 16 gennaio 2019

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