Gente di Campo. Terra Cielo e sant’Antonio.

Ritorno alla terra. Alle sue suggestioni. E alle sue credenze.

Ieri, festa di Sant’Antonio. L’iconografia ce lo mostra con l’aureola e contornato di cavalli, pecore, mucche. L’immagine più nota è quella con il bastone-pastorale a forma di Tau, campanella, e la vicinanza di un maialino. Quando le stalle delle nostre campagne erano ricche di bovini di razza marchigiana, il calendario con il santo troneggiava sulla parete opposta all’ingresso.

Sant’Antonio! non uno qualunque. Fu abate, e fu chiamato sant’Antonio il Grande, d’Egitto, del Fuoco, del Deserto, sant’Antonio l’Anacoreta. Gli studiosi lo danno come fondatore del monachesimo cristiano. Visse in Egitto tra il 250 e il 356. Fece molto parlare di sé, anche i laici.

Gustave Flaubert definiva il suo libro migliore quello intitolato Les Tentation de Saint-Antoine.

Ne scrivo perché sant’Antonio è il patrono degli animali, della campagna e di quanti la lavorano.

Ieri pomeriggio, a Civitanova Marche, il parroco della parrocchia di San Gabriele ha benedetto gli animali sul sagrato. Stessa cosa domani, a Fermo, a Madonnetta Ete, dopo il catechismo per i bambini. Domenica toccherà agli Archetti di Rapagnano, Grottazzolina, Lapedona, Monterubbiano, Montegiorgio e via dicendo e risalendo la montagna.

Il gesto è antico quasi quanto il cristianesimo. Lo è ancora di più in quanto recepisce le cerimonie pagane di purificazione di animali e campi.

Cerimonie che intendevano propiziarsi le divinità per un rinnovamento del cosmo, come scriveva Alfredo Cattabiani nel suo celebre Calendario.

«Alla fine di gennaio si indicevano le Ferie Sementine durante le quali si procedeva alla lustrazione dei campi e del villaggio» e si offrivano doni a Cerere e a Terra. E i doni erano latte, mosto cotto e una scrofa gravida.

Sarebbe bello che i nostri giovani tornati in agricoltura leggessero Ovidio che, nei Fasti, poetava: «State alla pingue greppia cinta di serti, o giovenche, per voi verrà il lavoro con la dolce stagione. L’aratore sospenda al palo l’aratro dimesso: la terra quand’è fredda teme ogni solco. Faccia festa il villaggio; purgate le ville, o coloni; ponete ogni anno i doni sopra rustici altari. Le madri delle biade si plachino, Cerere e Terra, col sangue di una scrofa pregna, e con il farro loro. Hanno Cerere e Terra comune ufficio: che, quella far germinare i semi, questa, li chiude in seno».

Perché sant’Antonio è protettore degli animali, del maiale innanzitutto? Perché il grasso dei maialini «veniva usato – spiega Alberto Chiara – per curare l’ergotismo, che venne chiamato “il male di s. Antonio” e poi “fuoco di s. Antonio” (herpes zoster)». La religiosità popolare ha dunque associato il maiale all’eremita egiziano.

Nell’occasione della festa, dinanzi alle nostre chiese viene spesso distribuita la panetta di Sant’Antonio, il pane per uomini e animali.

Nell’antico monastero delle Domenicane di Loro Piceno, fu ritrovato uno stampo antico, di legno e con l’effigie di sant’Antonio. Le monache lo usavano per dolci e focacce speciali nel giorno del 17 gennaio.

Impasto di cielo e terra.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Venerdì 18 gennaio 2019

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑