Cammino la Terra di Marca. Portoni Portali Chiese. I tesori di Rapagnano

Quando intraprendo il mio cammino c’è il sole. Tiepido. Anticipo di una stagione ancora da venire. Mi torna un passo della Bohème: «… al primo fiorire di primavera / ci è compagno il sole». Mi è compagno.

La chiesa di San Tiburzio è distante dalla strada principale. L’ho già visitata e raccontata per il suo tetto mancante: la nostra piccola San Galgano dimenticata. La osservo perché, edificio antico, sorge su una collinetta che domina gli edifici nuovi della scuola, e i prati verdi dello sport.

dav

Dicono che sia alta civiltà tenere in ordine il cimitero. Il camposanto che visito è un vero gioiello d’ordine e pulizia.

«Castello policentrico con sviluppo ovoidale», è la definizione che gli esperti danno dell’antico castello di Rapagnano.

Mi ha sempre attratto la prima fascia di case basse, ad un piano, che circonda una parte del centro storico, fuori le mura. Un gatto, con fare maestoso, seduto sul tettino di un’auto, domina la scena.

Il teatro-auditorium Giacomo Emiliani è struttura accogliente ed efficiente. Il sindaco Remigio Ceroni mi parlò di interventi migliorativi da apportare. Ospitò lo scorso anno la carovana dell’ International Student Competition: cento, tra studenti e docenti dall’estero e dalle maggiori università d’Italia restituirono alle classi dirigenti marchigiane quanto appreso in sei giorni di studi e scoperte inseguendo lo stile della Dieta mediterranea.

dav

Continuo il cammino lungo via Leopardi sino ad un cancello che immette in un grande parco pubblico con tanto di piccola arena, pista rotonda forse da ballo, giochi per bambini e panchine. Su una di queste dorme un probabile immigrato. Coperto sino in testa da una specie di saio, ha i piedi nudi e i sandali ben allineati. Mi sembra di scorgere un qual decoro pur nell’estrema precarietà.

Torno fuori che un anziano sta sistemando una rampicante a cornice del portale di casa. I portali! Non me ne ero mai accorto. Rapagnano ne possiede di stupendi anche in via Astolfi e in via Marconi, e in altre viuzze. Molti dei quali sfuggono alla vista nell’intrico dei vicoli stretti.

dig

Da piazza Carpiceci, dove insiste una fontana per passanti e turisti (ma non ho provato se vi scorra acqua), alzando lo sguardo si coglie il campanile infasciato per restauri della grande chiesa di San Giovanni Battista. «Il terremoto l’ha scossa un bel po’», mi racconta un signore con cane al seguito, che riceve l’assenso del netturbino al lavoro. In quella chiesa c’era conservato con molta cura, dal parroco don Luigi Malloni, il braccio santo di San Giovanni. Ora, dove sia ricoverato non so. Ma è bella la storia che si racconta. Narra di un frate che, di ritorno dalla Terra Santa al tempo delle Crociate, portava con sé, per preservarla dalla distruzione, la reliquia del braccio santo. Si fermò per una malattia a Rapagnano e lì lascio il prezioso carico. Lo stesso che ogni inizio estate viene portato in processione per benedire e proteggere persone, terre ed animali.

Dalla porta della Pesa si esce per un balcone slanciato su montagna e mare. Stupenda immagine!

E intanto canticchio Puccini: «… al primo fiorire di primavera / ci è compagno il sole».

Arriverà, arriverà. Non è vana speranza.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica, 20 gennaio 2019

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑