Artigiani Veri. Le mani d’oro di Nicola Alessandrini

Prima di lui, suo padre Bruno, poi suo nonno Nicola, e ancora indietro il bisnonno Alfredo, e ancora prima Niccola/Antonio. Sono cinque le generazioni di artigiani-artisti che ora abbracciano anche l’ultimo della schiatta dei Velluti, soprannome antico degli Alessandrini. Nicola è l’ultimo: la sesta generazione. La sesta generazione di indoratori. Arte antica. Arte superba. Arte bella per il bello.

Credo che la bottega, che si apre sui Sibillini, sia cambiata di poco a Montegiorgio, in contrada san Nicolò, in via degli Orti che fa pensare ai contadini e al Pasolini che ricordava «il giorno in cui questo paese perderà contadini e artigiani non avrà più storia». Qui la storia, invece, continua.

Se un tempo la bottega si riempiva di amici, letterati e artisti, oggi la frequentano scolari, studenti, curiosi e anche turisti.

Nicola Alessandrini

Il mestiere di Nicola è quello dell’indoratore e, per conseguenza, del restauratore. La sua scuola è stata quella delle generazioni che l’hanno preceduto. Manualità acquisita sul campo, sullo sgabello, sul tavolino da lavoro, usando nessuna forza elettrica, ma raschietti, raspe, brunitori, limette, pennelli, trincianti per taglio dell’oro. Usando le mani, soprattutto. E il gusto. E la lentezza con l’inevitabile riflessione.

Nicola riporta oggetti alla sua essenza originale. L’ultimo lavoro ha riguardato la statua in gesso di santa Lucia, proveniente dalla cappellina dell’omonima contrada. Era rovinata in più parti. I residenti della zona si sono autotassati e gli hanno chiesto di portarla allo splendore di prima. La statua era un dono di mons. Petrelli, inizio Novecento. Il sesto dei Velluti ci ha lavorato sodo e ai primi di dicembre scorso, in vista della festa del 13, ha riconsegnato l’opera. Bellissima.

La bottega di Nicola

Ora Nicola è chino su un Crocefisso ligneo, in finto marmo, del ‘600. Opera incredibile con dietro una storia incredibile: spostato dalla chiesa di San Francesco per il terremoto degli anni Quaranta, conservato nella chiesa di San Nicolò, spostato anche da lì per il terremoto ultimo, stivato in seminario a Fermo insieme ad altre opere, è tornato a Montegiorgio per la forte sollecitazione del parroco don Pierluigi Ciccarè. Intorno al corpo del Cristo morto, Nicola ha prima ha operato con la pulitura, poi con il consolidamento del legno, e ancora con la reintegrazione del gessato, infine con la ripresa del colore. Sarà finito per Pasqua. Sicuramente.

Nicola ha 52 anni. Dopo la maturità scientifica, s’è iscritto a Giurisprudenza, è stato ufficiale di Cavalleria. Poi, è tornato a bottega, dove suo padre Bruno continuava la tradizione.

Scolari a bottega

Qual è la soddisfazione maggiore? «Innanzitutto, resistere alla flessione della committenza, rendermi conto che il pezzo su cui ho lavorato è come se fosse tornato a vivere, e constatare che ancora esiste una sensibilità al bello». Le foto dei suoi lavori campeggiano sulla pagina fb Antica bottega di indoratura e restauro. I mi piace sono una conferma dell’impegno e della sua capacità, e sono anche un sostegno morale.

Prima di attaccare un oggetto, Nicola lo studia. Ha bisogno di un approfondimento storico, «perché – spiega – ogni secolo ha una sfumatura dell’oro diversa: dal verde seicentesco al giallo della modernità».

Da ex presidente dell’Archeoclub montegiorgese, fa una incursione nel campo turistico: «Anche gli artigiani posso essere veicolo di attrazione». E un esempio.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì 31 gennaio 2019

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑