Artigiani Veri. Enrico Ricci e il pianoforte

Fermo. Zona Piazzetta. Un negozio di vendita e noleggio di pianoforti verticali, molti dei quali risaltano appoggiati alle pareti. Quattro passi più in là, un laboratorio, con un pianoforte adagiato di schiena su un cavalletto. La meccanica dello strumento la si vede dalla strada. La gente si ferma a guardare. Dentro c’è Enrico Ricci, di professione artigiano. Di un artigianato particolare però. Lui è tecnico accordatore, riparatore e restauratore di pianoforti. Un tipo pacato, paziente. Di quella pazienza che necessita per mettere a punto uno strumento musicale complesso.

In verità, Enrico nasce con due passioni: la musica e la meccanica. «L’amore per l’arte dei suoni – spiegava in una intervista rilasciata ad una rivista specializzata – mi accompagna fin da bambino quando cercavo di suonare ad orecchio il pianoforte dei miei cugini».

Nel 1990 si diploma in fagotto al Conservatorio di Fermo, che a quel tempo dipendeva dal Rossini di Pesaro. Votazione piena e inizio da concertista. Mentre studiava, ha iniziato a coltivare l’altra passione. Poi la meccanica ha preso il sopravvento. Già da ragazzo è capace di «smanettare»con giraviti e martelletti. Inizia così l’avventura di artigiano. Enrico impara il mestiere frequentando la famosa bottega di Roberto Valli in Ancona e spostandosi poi in Germania per alcuni corsi di formazione presso la fabbrica Schimmel.

Ricci, che è fermano e ha 53 anni, mi porta nel laboratorio allestito da appena qualche settimana. Lungo la parete lunga c’è un macchinario che serve per preparare le corde filate. Sulla quellacorta, ha sistemato un banco da falegname, di quelli antichi, con chiavi e strumenti specifici.

Nel piano sottostante, nell’ordine ci sono: una sabbiatrice, una lucidatrice per ottoni e tastiere, un muletto da trasporto.

Torniamo nel negozio dei pianoforti. Gli chiedo delle accordature. Mi spiega le tecniche. Capisco che quel mestiere non è semplice Mi dice che per i pianoforti nelle abitazioni occorrerebbe un’accordatura per lo meno annuale. Che il clima incide. Che per i concerti è diverso: ogni luogo ha qualcosa di particolare.

Non ci sono ricette o segreti. Quel che occorre all’accordatore e al restauratore «sono la pazienza, la sensibilità, e cogliere certe sfumature».

Per l’accordatura fa ricorso al diapason e al tuner che misura le frequenze.

Gli chiedo ora del restauro. Gli interventi sono soprattutto sulla tavola armonica e sulla sua messa in carica; c’è la sostituzione delle corde e caviglie; il rifacimento della meccanica. Per quanto riguarda poi l’esterno dello strumento, i piccoli lavori li fa direttamente Enrico. Per quelli più grandi si affida altrove.

Da sei anni ha trovato un valido aiutante in suo figlio Matteo, ventiseienne, che ha studiato oboe. Anche lui è impegnato nel laboratorio di famiglia. Anzi, nei due laboratori: uno quello di Fermo, come stiamo raccontando, e uno a Monte Urano.

Enrico è un tipo schivo, pratico, che va al sodo. Lui non me lo dice ma io lo ricavo da una ricerca: nel 2011 ha ottenuto la certificazione Europiano, dove l’Europiano è l’Unione delle Associazioni Europee di Costruttori di Pianoforti. Non poco…

Mentre ci salutiamo, arriva una telefonata. C’è un piano da riparare, ma prima da caricare e trasportare in laboratorio. Pronti. Si parte. Si restaurerà e si accorderà.

Buon lavoro.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì, 7 febbraio 2019

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑