Gente di Campo. La Bomba di Cadio

Ve li ricordate i negozi con la scritta Alimentari, i banconi di legno e le scaffalature con i cassetti quadrati e il vetro davanti?

Ce n’è uno in via Italia, periferia Rapagnano. È chiuso da tempo. Resta la scritta in rosso sbiadito. Potrebbe tornare a vivere come Casa del Gusto dove trovare i migliori prodotti della nostra terra benedetta. Ci sta pensando Cadio Aliberti, 64 anni, professione apicoltore. Lui ha negozio e laboratorio sul lato opposto dell’edificio che ospitava il generi alimentari.

Prima di darsi alle api, era falegname. Lo si capisce dalla cura che posta nel costruire il punto vendita: mensole, ripiani, scrivania: tutto in ordine, tutto lustro.

La piccola azienda si chiama L’Ape Verde, produce miele, pappareale, crema di miele alla nocciola, propoli. E cosmetici per viso, corpo e capelli.

Iniziamo da Cadio. Nome strano. Forse un errore all’anagrafe, forse maschile di una Katia bolscevica, o ricordo dell’Arcadia greca. Non sa bene. Quel che sa bene e far bene è attendere alle sue 90 famiglie di api. Questo il numero dell’anno in corso. È arrivato anche ad averne 150.

Mi mostra i vasetti di miele: Millefiori, Acacia, Melata («l’annata 2017 è stata ottima, quella del 2018 un po’ avara»), Girasole, Miele balsamico con oli essenziali. La grande soddisfazione gli viene però dal Miele Bomba. «Una sana bomba energetica: mix di polline, pappareale, propoli». Gliela chiedono gli sportivi, le persone un po’ debilitate e le mamme con bambini nella fase di sviluppo. Le mamme! Su di loro animiamo un dibattito intorno a salute e cibo. Secondo Cadio occorrerebbe una maggior consapevolezza circa i prodotti naturali. Nuova cultura, insomma. Io la vedo crescere e glielo dico. Lui non ne è troppo sicuro.

Dove vende i suoi prodotti? Nel punto vendita di Rapagnano e nei mercatini. È presente a Fermo, a Porto San Giorgio, ad Ascoli Piceno, ad Ancona. È stato uno dei primi ad operare in internet grazie al grafico Paolo Emiliozzi.

La storia de L’Ape Verde inizia con Tipicità, quasi 30 anni fa, quando il festival inventato dal sindaco di Fermo Fedeli e dal dirigente Di Ruscio, si svolgeva nell’area ex Omsa.

Oggi, Cadio, smielando in modo tradizionale, invasetta una media di 15 quintali di miele. Le arnie sono sotto casa, dove si stende la collina ondulata.

Facendo un passo indietro, ricorda l’origine della sua passione-professione.

Aveva undici anni. Si era trasferito con la famiglia in una abitazione di Rapagnano confinante con la casa di un famoso apicoltore: Mariano Catalini. Lo vedeva muoversi intorno alle arnie e lavorare con attenzione il miele. Erano anche gli anni in cui quello che gli antichi consideravano un dono venuto giù dal cielo come la rugiada, dai contemporanei era poco o nulla apprezzato. E, allora, il bastian contrario Cadio, abituato a correre in bicicletta e sudare, si è riproposto di dare giusto riconoscimento ad un prodotto salutare e squisito.

Ed ora tutto bene nel mondo del miele? «Restano alcuni punti deboli: improvvisazione e hobbismo, per non parlare di certe importazioni. Però, specie i giovani, stanno cambiando».

Chapeau!

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Venerdì 8 febbraio 2019

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑