Cammino la Terra di Marca. Le migliori Marche in Toscana. Sotto lo stesso cielo

In un angolo, un manifesto: Sotto lo stesso cielo. Dove siamo eguali eppure diversi. Dove possiamo darci una mano.

Una chitarra e una voce che canta: «Anche se un giorno, amico mio, dimenticassi le parole, dimenticassi il posto e l’ora, o s’era notte o c’era il sole, non potrò mai dimenticare cosa dicevano i tuoi occhi…». I tuoi, i miei, quelli di tutti.

La stanza è lunga, colorata. 140-150 persone che ascoltano, tra un attimo ci sarà il pranzo, molto speciale. Alcuni cuochi toscani interpreteranno i piatti delle Marche con i prodotti delle Marche.

Firenze, parrocchia di Maria Madre della Divina Provvidenza, il centro è prossimo. La reggono i padri Barnabiti. Il parroco GianNicola Simone l’ha concessa per un giorno speciale: un incontro e un sostegno alla terra marchigiana e ai suoi produttori ancora feriti dal sisma. E per un racconto di riscossa, soprattutto.

Tramite, è stato il prof. Alessio Cavicchi, docente all’Università di Macerata. Lui toscano ha apprezzato la nostra terra. Ha fatto sì che i suoi studenti iniziassero, insieme al Laboratorio Piceno della Dieta Mediterranea, a muoversi nell’ambito del turismo eno-gastronomico cucendo rapporti con aziende agricole e di ospitalità.

La scorsa estate il prof. è arrivato dalla Toscana sui Sibillini con cento e oltre amici. Una settimana dove li ho portati a camminare dall’Infernaccio a San Leonardo, da Smerillo a Montefalcone, e poi Amandola, Sarnano. Il fascino dei monti, la nostra accoglienza e il nostro cibo hanno fatto il resto. Ed il legame è scattato.

Così domenica scorsa, siamo andati a Firenze. Con la pasta La Regina dei Sibillini, con il miele L’Oro degli Eremiti, con lo zafferano dell’azienda agricola Villa Conti, con le confetture de Le Spiazzette, il formaggio di Fontegranne, l’orzo dei Vallesi. La collega Barbara Olmai, che ha proposto un video su distruzione e ricostruzione nel vissano, ha portato dolci, ricotta e ciabuscoli dei suoi borghi.

Ma prima del pranzo e prima del convegno, come piazzisti della Terra di Marca, abbiamo esposto le nostre produzioni, raccontando la storia che c’è dietro: di uomini che resistono e di paesi che non vogliono spegnersi.

Sui tavoli, un menù con la scritta: Le migliori “Marche” in Toscana.

In cucina, tre cuochi hanno interpretato le nostre ricette: antipasti con ciabuscolo e formaggio, vincisgrassi, pollo in potacchio e torta alla ricotta.

Dopo il cibo le parole. Quelle mie, che raccontano la magia della Terra di Marca, quelle di Pio, già governatore del Club di Papillon, quelle di Andrea, che dalla Nuova Zelanda è tornato per produrre zafferano a Marnacchia di Amandola, quelle del sindaco di Smerillo Vallesi, e di Barbara con le interviste a chi è restato a Visso, Castelsantangelo sul Nera…

Alessandro Brandani ha collegato il tutto dinanzi a una platea attenta e, a volte, commossa.

E la voce di prima ha cantato: «In una piccola casa nel cuore della città c’è un giardino nascosto che nessuno si può immaginare, nel giardino c’è un melograno coi rami in fiore e tra i sassi del muro nascono le viole…».

Da dove si ricomincia? Da qui. Da amicizie profonde e nuovi legami.

Arrivederci nelle Marche! Alla prossima estate! Sotto lo stesso cielo!

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica, 10 febbraio 2018

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