Civile Società. Quell’Abbraccio essenziale

Al terzo piano del già ospedale di Montegranaro c’è un luogo di ospitalità. Hospice nel gergo istituzionale; Ospitale nell’antico gergo che faceva delle cure e dell’attenzione al malato il suo obiettivo primario.

Un’accoglienza particolare, per coloro che hanno bisogno di cure palliative non praticabili a domicilio. L’hospice «è una struttura in cui il malato può scegliere di essere accolto per cercare di vivere nel migliore dei modi una fase complessa e difficile del proprio percorso di vita».

Lo chiamano La Farfalla. Un nome che sa di primavera e leggerezza.

Nell’hospice operano i volontari dell’Associazione L’Abbraccio. Un nome che, insieme al logo, ne tratteggia l’impegno. Portare un abbraccio, una vicinanza, un calore umano.

Ce n’era bisogno. Se n’era accorto Gaetano Di Rosa, il fondatore presidente. L’aveva sperimentato in prima persona. Aveva lì ricoverata la moglie. Dolore e fatica: quelli del malato e quelli dei famigliari. Perché non pensare a una compagnia? Così il sig. Gaetano, dopo il decesso della congiunta, ha lanciato la proposta. Hanno risposto in dodici. Era il 2012. Nasceva così la onlus con l’obiettivo di «garantire un sostegno gratuito ai malati in fase avanzata di malattia e ai famigliari».

Oggi i soci sono 92 divisi tra volontari che operano e sostenitori. I volontari operatori vengono formati con 20 ore di corso svolto da psicologi e successivo colloquio finale.

Ne parlo con l’attuale presidente Luciano Pini che ha preso le redini dell’associazione dopo la morte di Di Rosa nel 2017.

«Ci mettiamo in ascolto, – spiega – siamo vicini al malato ma anche ai famigliari». I volontari sono presenti tutti i pomeriggi di tutti i giorni dell’anno. Fanno animazione, organizzano feste di compleanno, quelle del 31 dicembre. Rendono casalinghe le dieci stanze dell’hospice.

Il più casalinghe che si possa, appendendo foto dei figli e dei nipoti dei degenti, quadri, immagini. «Alcune foto ci sono state donate da Mario Dondero, che è stato ricoverato qui. Alcuni quadri sono di Giorgio Crepax». Un ricoverato ha cercato il suo cagnolino. Quelli dell’Abbraccio glielo hanno portato e custodito.

Pini racconta di una anziana sola, senza parenti, cui hanno allestito la festa dei 92 anni. L’hanno accudita chiamando anche il parrucchiere, l’estetista, la massaggiatrice shiatsu. L’anziana si è ripresa. È tornata a casa. Si è sentita voluta bene. La voglia di vivere è ripartita.

Ci sono poi i congiunti dei degenti. A volte sono distrutti dalla fatica. L’Abbraccio serve anche per loro. Come serve per gli infermieri, gli Oss, i medici. Quel senso di umanità, di comunità, di condivisione è contaminante.

I volontari arrivano non solo da Montegranaro, anche da Porto San Giorgio, Fermo e, «nell’ultimo corso, – precisa Pini – c’erano persone di Ascoli Piceno».

Tra gli obiettivi dell’associazione c’è anche quello di raccogliere fondi in modo da fornire l’hospice di beni strumentali, attrezzature e servizi per sempre meglio operare.

L’attuale dirigenza è formata, oltre che dal presidente Pini, da Rosanna Vitali (vice presidente), Sergio Salvatelli, Claudia Di Rosa, Valentina Botticelli, Paola Gramegna Tota, Gianluca Monti, Rosanna Del Gobbo Acciarretti.

«Abbracciare è comprendere, seguire, sostenere, dedicarsi… è un modo per aprire il nostro cuore, è un modo per esserci sempre, fino alla fine…».

La meglio Italia.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 13 febbraio 2019

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