Artigiani Veri. Daniele il maniscalco… medievale

In un suo libro, Giovanni Lindo Ferretti tratta delle razze equine regionali, molte delle quali scomparse dopo l’Unità d’Italia. Anche le Marche sud avevano la loro. I Piceni erano grandi allevatori. Il fermano ha sempre avuto dimestichezza con i cavalli. Non è casuale l’esistenza dell’ippodromo San Paolo a Piane di Montegiorgio, tra i più grandi d’Italia.

E, se ci sono i cavalli, debbono esserci anche i maniscalchi.

Come Daniele Capriotti da Fermo, 40 anni, diplomato all’Istituto d’Arte in Restauro e Conservazione dei beni, dalle mai d’oro e dai polsi d’acciaio.

Daniele è un omone dalla barba scura e riccia, e dal capo rasato. Un po’ guerriero medievale e un po’ Efesto, il dio greco che forgiava nella fucina sita nelle viscere dell’Etna. Daniele, a differenza di ciò che scriveva Omero riferendosi al dio greco, non sembra proprio di brutto carattere. Anzi, dà l’impressione dell’esatto contrario.

Maniscalco, dunque. Per lavoro e per passione. Tutto inizia all’età di 19 anni. Daniele possiede un cavallo cui appioppa il nome di Toni Quinz. C’è qualcosa però nell’animale che non quadra: non cammina bene, ha il trotto imperfetto. Problemi alla zoccolatura, probabilmente. Il suo padrone vorrebbe farsi maniscalco per risolvere. Ma un tale mestiere non s’improvvisa. Qualche anno dopo, Daniele decide di partecipare ad un corso a Cuneo: lezioni teoriche e pratiche, per otto mesi. Si passa dalla sicurezza all’avvicinamento ai cavalli, dall’osservazione del loro incedere al comprenderne i difetti, dal taglio delle unghie all’applicazione dei ferri.

Al termina, Daniele è ben preparato. Può iniziare il mestiere che è «l’arte della mascalcia, ossia del pareggio e ferratura del cavallo e degli altri equini domestici (asino e mulo)». E da dove iniziare se non dalla propria città? Nel 2008 diventa maniscalco di servizio per la Cavalcata dell’Assunta di Fermo. Lui è, tra l’altro, un grande appassionato del Palio. «Bella e formativa esperienza» sottolinea oggi.

Da Fermo comincia a muoversi per l’Italia: da Novellara a Bologna, da Milano sino al sud. È presente a diversi Palii ma lo chiamano anche aziende agricole e privati per ferrare cavalli da salto, da lavoro, da corsa. Arriva a coprire 60 mila chilometri l’anno.

All’arte del maniscalco, Daniele addiziona quella per la costruzione di attrezzature medievali in occasione di rievocazioni storiche. Munito di forgia e mantice, è presente a quelle di Stilo a Reggio Calabria, Elice di Pescara, Finale Emilia… e Cerreto di Montegiorgio.

Espone coltelleria varia, chiodi, ferri, cerniere. Lo invitano soprattutto per l’uso didattico. Il nostro buon Efesto, così trasformatosi in fabbro, spiega agli intervenuti l’uso del fuoco, del ferro arroventato, della piegatura, dell’incudine, del ritmo del martello, del raffreddamento in acqua, etc. etc.

In questi appuntamenti per rievocazioni storiche, Daniele è sempre accompagnato dalla fidanzata Diletta, anche lei affascinata dal mondo antico.

A proposito di mondo antico, sarebbe meglio dire: mondo medievale, di cui Daniele ammette la fatale attrazione sin da bambino.

Se l’uso del ferro nero per i ferri da cavallo, e dell’acciaio per le coltellerie, è la normalità, Daniele non disdegna di produrre anche borse (sacche) in cuoio, e archi e frecce in legno o alluminio.

Con la fine dell’inverno, riprenderà i suoi viaggi e la sua didattica.

Buon lavoro.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì 14 febbraio 2019

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