Gente di Campo. L’agricoltore di Fermo che presenta il meteorite

Il posto è incantevole: un crinale tra le Paludi e Capodarco. Sono a San Pietro Orgiano di Fermo.

Luigino Benedetti mi fa accomodare in una stanza lunga con un tavolo che lo è altrettanto. Il camino è acceso. Gli faccio la domanda a bruciapelo: non è che fai qui la salata? Risposta affermativa. Ha imparato l’arte norcina dal padre Enrico.

A 22 anni, Luigino, che oggi ne ha 62, ha iniziato a fare l’agricoltore. Un tempo si diceva contadino. Credo che non abbia nulla da ridire se uso il vecchio termine.

C’erano esigenze familiare cui far fronte. Per cui lui ha continuato il lavoro del babbo che era stato mezzadro sino al 1965 per poi acquistare un pezzo di terra e mettersi in proprio.

Oggi, Luigino tira avanti 7 ettari di proprietà e 16 in affitto. Non sono terreni contigui, seppur vicini.

Un tempo le cose di campagna andavano bene. C’era lo zuccherificio che chiedeva bietole. E le bietole rendevano, andando a compensare altre coltivazioni meno favorevoli. Poi la Sadam ha chiuso i battenti, e anche Luigino ha dovuto trovare una compensazione: un lavoro nell’edilizia stradale. Ma i terreni c’erano e anche la passione. Così ha tirato avanti entrambi i mestieri.

Coltiva grano duro, girasoli e olivi.

Di grano ne produce circa 500 quintali l’anno che vende ai commercianti. 300 quintali invece i girasoli. «In effetti sono più le spese che il guadagno. Gli acquirenti pagano poco sia il grano che il girasole. I piccoli, se ce la fanno, ce la fanno a fatica. Occorrerebbe aiutarli di più».

E allora perché continuare? Perché la terra è libertà, fa capire.

Nel 2018, ha prodotto anche alcuni tipi di pasta: tagliatelle, rigatoni, mezze maniche. «Non era male», sottolinea. Ci riproverà anche prossimamente. Vorrebbe anche impiantare un molino domestico.

Le 100 piante di olivo (sargano e frantoio) servono per l’olio di casa.

Sull’olio si chiede: «Ma che olio è quello che si acquista a neppure tre euro al litro?». Già, che olio è?

Il sig. Benedetti è stato famoso nel 1996. Stava nei campi quando è caduto il meteorite. Piantava l’insalata. Era il 25 di settembre. Lo ricorda bene. Prima ha sentito alcuni botti in cielo, come delle esplosioni. Poi un rumore: una specie di svizzz – pronuncia proprio: svizzz. E un tonfo. C’era un altro contadino lì nei pressi. Ha chiesto. Ha cercato. E ha trovato una sorta di montagnola. Il meteorite era entrato nel terreno per circa 40 centimetri, riammantato dal terriccio sollevato. Non era penetrato oltre perché aveva impattato un forte strato di ghiaia. Arrivarono i vigili del fuoco, i carabinieri, gli artificieri di Roma per misurare l’eventuale radioattività, il CNR.

Sulla zona sottostante il quartiere di Santa Petronilla si accesero i riflettori della stampa. Ne parlarono le riviste specializzate. E Luigino venne chiamato, insieme all’allora sindaco Ettore Fedeli, a Rai 1, al Maurizio Costanzo Show. Testimone e protagonista.

Di tanto in tanto ancora lo invitano al Palazzo dei Priori, dove è stato collocato provvisoriamente il meteorite, a raccontare la vicenda agli studenti.

Al personaggio pubblico preferisce però l’agricoltore schivo.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Venerdì, 15 febbraio 2019

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