Cammino la Terra di Marca. La Rocca, i camminamenti e le botteghe di Carassai

Sono ai piedi della Rocca di Montevarmine, comune di Carassai, ma fermano nei 700 ettari di terreno circostante. La vegetazione è folta. Ampio il viottolo. Salgo. Salire è una poesia di Antonia Pozzi, autrice poco conosciuta, incantevole il suo scrivere. «Saliremo sugli altipiani dove vola la rondine dell’alba che bagna nelle fonti le ali d’oro ed intesse il nido sulle case immense dei monti…».

Raggiungo la sommità. Bianchissimi i sibillini. L’abbandono è la cifra del luogo. La struttura del ristorante che si osò aprire è nel degrado.

30 anni fa, in una stanza della rocca, in una penombra triste, incontrai un sacerdote e storico di vaglia. Anziano e stanco. Fisso a una poltrona, don Giuseppe Michetti mi parlò di Novana: la città perduta. Mi raccontò di Plinio il Vecchio che scriveva «intus Novana», Novana è all’interno. Non sul mare, dunque. Forse proprio Carassai e più oltre Montedinove.

Dalla torre, si scorgeva la chiesa farfense di Sant’Angelo in Plano, giù in basso, alla destra dell’Aso. C’era anche un monastero, un tempo. Oggi non più. Vicende che toccarono i Boni e i Male Abates di Santa Vittoria in Matenano.

Fu Michetti a narrarmi la leggenda (?) dei signori della rocca che, attraverso una passerella aerea, tra il fitto delle querce, scendevano a prender messa nella chiesa.

E fu anche un signore, padrone del luogo: Matteo di Buonconte, nel 1417, a lasciare ogni suo bene all’Ospitale di Santa Maria della Carità di Fermo, per i poveri, i deboli, i vacanti senza sussidio. Il marchio della casata resiste ancora, a Fermo, nella parete dell’Ospitale divenuto nel tempo Monte di Pietà, dirimpetto alla sede principale della Carifermo.

Ci sono sentieri di campagna, oltre alla sterrata, per raggiungere la chiesa dalla Rocca. Neppure troppo impervi. Si rasenta un edificio che fu vecchia scuola di campagna.

Torno in auto, un po’ intristito, direzione Carassai, borgo pieno di storia e di fascino.

Che dire dei camminamenti militari al coperto? Un sistema difensivo del XIV secolo, un’attrattiva turistica per l’oggi. Nel Cinquecento consentirono di addossarvi abitazioni private.

Percorrerli nella semi oscurità provoca un brivido. La mente corre, con debite proporzioni, alla Rocca Paolina di Perugia.

Vi si potrebbe incontrare il fantasma di qualche dominus contadino imparentato con la schiatta longobarda dei Brunforte, magari il Boffo da Massa abile guerriero.

Carassai è un intreccio di vicoli superbi e porte medievali. Suggestivo il primo agglomerato, il più antico, quello che chiamano il Castello vecchio, che s’avvita intorno alla chiesa di San Lorenzo. Faccio dieci passi e trovo due insegne di associazioni culturali e artistiche. A proposito di insegne, una richiama la mia attenzione, indica il Museo degli oggetti antichi; un’altra, dall’incredibile scritta scalpellinata, segnala un dismessoesercizio di Birra Caffé Vino Liquori Gassose. Più anglosassone, e forse per questo ancora aperto, un Central café sotto i portici del Municipio.

Fiori alle finestre ingentiliscono i luoghi silenziosi. Esco rasentando Palazzo Andreani, sede di Sibilla Arte. Mi torna un verso di Ezra Pound: «Purifiez nos coeurs, o Dio del silenzio». Qui, si può.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica, 17 febbraio 2019

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