Minori… per modo di dire. Il comandante Petrunelli e quell’abbordaggio dal cielo.

Si chiama Ciro Petrunelli, 34 anni. È un marinaio, grado: tenente di vascello; comanda l’Ufficio Circondariale Marittimo di Porto San Giorgio, articolazione della Capitaneria di Porto. Originario di Foggia, vissuto a Taranto, dopo il liceo scientifico ha frequentato l’Accademia Navale di Livorno per poi subito imbarcarsi. «Esperienza formativa», spiega, «A bordo, si vive insieme, si lavora insieme».

Più tardi, Petrunelli passa al comando di un pattugliatore: un’imbarcazione di 30 metri con 15 persone d’equipaggio, sede a Taranto ma operatività sino in Libia. E qui inizia la prima storia: un salvataggio di immigrati, nel mare mosso intorno a Lampedusa. Notte di paura. Il pattugliatore della Guardia Costiera avvista la precaria imbarcazione. Si avvicina. Ci sono bambini. Occorre trasferirli. Stenderli da braccia a braccia, mentre le acque spingono e allontanano i mezzi. Non è facile. Petrunelli li guarda, assomigliano a sua figlia Angelica. Sono minuti di tensione. Ce la fanno: tutti salvi.

Il comandante Petrunelli

Ma quello che accade tempo dopo è ancora più significativo.

È il giorno di Capodanno del 2015. Petrunelli è a casa, con i suoi. Si festeggia l’anno nuovo. Nel pomeriggio, arriva una telefonata. È il comandante della Guardia Costiera di Taranto. Il suo comandante. Non è per gli auguri, se li sono già scambiati. Si tratta di una massima emergenza. Una nave fattoria, di 70 metriin rottamazione, che un tempo trasportava bestiame, ora trasporta carne umana, persone scappate dalla Siria. Gli scafisti l’hanno abbandonata con il timone impostato e il motore a velocità costante. Il pericolo è grande per chi è imbarcato e per eventuali navi incrociate. Occorre trasferirsi lì, subito, prendere il timone. Ma occorre farlo tramite un elicottero. Non è possibile altrimenti. Non ci sono le condizioni per raggiungere la Ezedeen via mare.

Il comandante non ordina. Chiede disponibilità. Si può dire di no. Ciro Petrunelli si rende conto del rischio che corrererà in prima persona e quello che stanno correndo le centinaia di immigrati abbandonati a se stessi. C’è di più: lui ha paura di volare. Però quella gente attende un aiuto. Petrunelli guarda sua moglie Sara, pilota di elicotteri. Lei capisce ancora meglio i rischi. Pochi attimi per decidere. Sì, andrà. Chiede a sua volta a due collaboratori. Lo seguiranno!

Raggiungono in auto Gioia del Colle. Nessuno parla. Concentrazione e preoccupazione. Negli uffici del comando hanno già individuato la nave. Si trova nelle acque tra Santa Maria di Leuca e Crotone. Sono le 00,30. Si parte. L’elicottero arriva sull’obiettivo. Esegue un doppio giro. È buio e la nave è immersa nell’oscurità. Occorre agganciarsi al verricello, scendere sballottati dal vento e centrare un punto libero mentre la Ezadeen beccheggia paurosamente. Il primo a calarsi sarà proprio Petrunelli. L’elicottero sembra immobile. «Mentre scendevo, la sua coda si avvicinava ad un camino della nave. I due minutti più lunghi della mia vita». L’abbordaggio ha esito positivo. Tutti e tre i marinai arrivano sul ponte. Le prime sorprese: la nave ha finito il carburante, i telefoni non prendono, i sistemi di comunicazione sono bloccati. Petrunelli riesce a collegarsi con una nave islandese che farà da ponte per le comunicazioni e aggancerà la Ezadeen per condurlain porto. All’interno ci sono 500 persone. Hanno fame. Arrivano i soccorsi dal cielo: latte e acqua. Alcuni cartoni vanno perduti. Saranno gli stessi profughi a riconsegnarli intatti a Petrunelli che si sta occupando della distribuzione e consegna ai bambini i dolcetti di natale che portava nello zaino.

La traversata dura un giorno e mezzo. Approdo a Corigliano Calabro. Petrunelli è felice. Riabbraccia Sara e Angelica.

Nelle settimane successive, insieme ad altri cinque colleghi, in rappresentanza di tutti i marinai, sarà ricevuto da papa Francesco a Santa Marta. Il Pontefice li ringrazia con una frase commovente: «Io mi sento piccolo davanti a voi».

«Quell’esperienza in mare e quell’incontro con il Papa mi hanno cambiato la vita, mi hanno allargato il cuore».

Sabato, 16 febbraio 2019

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Sabato, 16 febbraio 2019

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