Artigiani Veri. Roberto il liutaio… e non solo

Artigiano liutaio? Si! Ma attenzione a non trattare l’argomento con quel romanticismo che può nascondere la durezza e la fatica di un mestiere.

È la prima raccomandazione che mi fa Roberto Rocchetti, 46 anni, fermano, e mastro liutaio sul serio. Siamo nel negozio di cui è socio, Musica Viva, fuori porta Santa Caterina.

«Tirar fuori uno stipendio per la famiglia si fa difficile, il mercato si è ristretto quanto meno nella nostra regione, – spiega – molti sono oggi gli improvvisatori, in certi ambienti non si entra se non elargendo…». Non gli faccio finire la frase perché è già chiara. Subito aggiunge: «Bisogna allora sapersi adeguare ai mutamenti, fare più lavori insieme».

Tutto chiaro. Iniziamo da capo.

Roberto Rocchetti

Roberto si è diplomato in violino con il massimo dei voti al Conservatorio di Fermo allora sotto il Rossini di Pesaro. Però il suo grazie lo rivolge ad una insegnante privata: Dora Bratchkova.

Sino al 2000, svolge attività di musicista nella Filarmonica Marchigiana e in altri gruppi. Procedendo, si rende conto che al di là dei sacrifici e dei grami guadagni, il futuro delle orchestre non è roseo. I contributi pubblici diventano sempre più magri, le certezze sono poche. Ecco, allora, l’idea: aprire un laboratorio da liutaio. Ma occorre imparare il mestiere. A Macerata c’è la bottega di un grande artigiano: Floriano Nofri, liutaio e archettaio. Roberto la frequenta per un anno. A inizio del nuovo secolo, apre la propria: in Vicolo Chiuso a Fermo. Costruisce archetti per violini, viole, violoncelli, contrabbassi. Inizia anche a restaurare, riparare e costruire strumenti a corda.

Da Vicolo Chiuso passa a Salette, poi a San Girolamo – storia di oggi -, dove allestisce un piccolo laboratorio sotto casa. Gli attrezzi? «Alcuni specifici per gli strumenti a corda e quelli piccoli da falegname».

Annusando l’aria, capisce che occorre fare anche altro.

Insieme ad Antonio Ciccotelli apre il negozio di strumenti musicali. Intanto continua a costruire chitarre. Una importante azienda chiede la sua assistenza per il settaggio delle chitarre e per la successiva, eventuale, assistenza post vendita.

Roberto lavora sulle palette e sui ponti, senza però lasciare indietro l’arte liutaia. Tra le maggiori soddisfazioni che ha avuto mi parla del restauro di un contrabbasso del 1800, di un mandolino cui ha dovuto dedicare tempo per la sua complessità, di alcuni violini storici.

Nel 2015, su commissione del proprietario, redige una perizia-valutazione degli strumenti e accessori di liuteria facenti parte il Fondo Pasqualini custodito presso la Pinacoteca di Ascoli Piceno. Due anni prima, la Camera di Commercio di Fermo, gli ha conferito il Premio della Fedeltà al Lavoro e del Progresso economico per aver contribuito alla valorizzazione delle produzioni tipiche e tradizionali del territorio.

Gli domando quanto valgano alcuni strumenti passatigli sottomano. «Il valore storico era notevole e anche quello economico» risponde, «poteva aggirarsi sui 30-40 mila euro». Da far tremare le mani.

Gli tremavano sicuramente, al primo impatto.

Per diversi anni ha fatto anche assistenza all’importantissimo Premio Violinistico Postacchini che ogni anno raduna a Fermo centinaia di violinisti da ogni parte del mondo.

E i suoi maestri ispiratori? Sicuramente, un pensiero ad Antonio Stradivari e Giuseppe Guarnieri Del Gesù lo ha fatto. E ha fatto bene. Ma non lo dice.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì, 21 febbraio 2019

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