Civile Società. Il sorriso di Magicabula

Sono una ventina. Dodici quelle operative. Soprattutto ragazze (quattro soltanto i ragazzi, per cui il femminile è d’obbligo, ora). Età media intorno ai 35 anni. Molte sono professioniste. La presidente è logopedista.

Le possiamo incontrare all’ospedale Murri di Fermo, specie nel reparto Pediatria. Riconoscerle? Semplice. Sono abbigliate da clown. Non come quelli americani tutti colori e nasi rossi. Un clown europeo invece – sempre che esista una definizione del genere -, simpatico: non troppo colorato, non eccessivo, non troppo eccentrico.

Che fanno così conciate? Fanno volontariato, ma di un tipo particolare: provocano un sorriso, portano qualche ora di serenità, specie tra i piccoli. Contaminano di buonumore un luogo di malattia.

Arrivano in due. Bussano delicatamente. Chiedono permesso e, se concesso, iniziano il gioco, lo scherzo, le magie, sempre «in punta di piedi».

«Il nostro – spiega la presidente Vanina Zampacavallo – è un volontariato gioioso». Basta guardare le foto per rendersene conto: camicie bianche, cappelli di fogge diverse, volto disegnato ma non mascherato.

Questa è l’associazione Magicabula. Una realtà conosciuta al Murri, molto meno fuori. Le nostre non ci tengono alla pubblicità. S’attivano per il puro piacere di far star meglio un malato o un anziano.

La nascita: 13 anni fa quando un gruppetto prese parte ad un corso della Croce Verde fermana, dal titolo Ridere per Vivere tenuto da un’associazione anconetana.

Il primo nucleo scaturì da quella esperienza. Poi, le ragazze – sei a quel tempo – decisero di camminare con le proprie gambe dando vita alla Magicabula,divenuta più tardi anche onlus.

Ho scritto: «camminare con le proprie gambe», anche perché il logo scelto è quello di una valigia con i piedi.

Dunque, con la valigia piena di attrezzi, e con i loro piedi, arrivano in ospedale il mercoledì, il giovedì e il sabato, nei pomeriggi.

Da un po’, rallegrano anche gli ospiti del Sagrini: donne e bambini che provengono da un altro continente con le tante dure storie che si portano dietro e dentro.

Magicabula è presente inoltre presso la Casa di Riposo di Monterubbiano. A Monte Urano hanno proposto le loro giocolerie ad un bambino molto malato, in una abitazione privata.

C’è stato poi un impegno con i migranti accolti al Seminario di Fermo, cui hanno insegnato l’arte dei giocolieri. Che a loro volta i migranti hanno trasmesso ai ragazzini delle parrocchie.

Le volontarie si sono impegnate presso la mensa de Il Ponte. «Quando le mamme – racconta Vanina – andavano a prendere i capi di abbigliamento, i figli venivano lasciati da noi».

Non è mancato neppure un sostegno agli sfollati del terremoto.

Quella della Magicabula è una attività che non si improvvisa. Così, ogni due-tre anni, l’associazione propone corsi per rinfrescare i soci e per ampliare il numero dei volontari. Sono 80 ore impiegate per insegnare e imparare il trucco, l’acconciatura, l’abito, il modo di porsi.

«Ogni personaggio – spiega Vanina – ha una sua caratteristica, entra in una parte». La sua? «A volte balbetto, a volte tiro fuori una marionetta. Poi ci sono i nomi che ci appiccichiamo: io sono cipolla, poi c’è brontola e via… sorridendo».

Tutto bene? Non sempre. A volte le situazioni incontrate sono dure. Così tra poco verrà attivato un sostegno per i volontari da parte di una psicologa. «Per far star bene gli altri dobbiamo star bene noi». Sacrosanto.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 20 febbraio 2019

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