Minori… per modo di dire. L’indimenticabile Mario Santoro.

La sera del due aprile 1998 lasciava questa terra il dr Mario Santoro. Aveva 93 anni. Ricordandolo, il professor Gisleno Leopardi scriveva: «Santoro concludeva il proprio impegno in modo semplice e naturale, come un felice tramonto di sole, mentre il Suo spirito inquieto, liberato dal peso della materia, volava alto nel cielo spaziando disancorato alla ricerca di Dio: incontro ravvicinato tra fede e ragione».

Ancora più toccante è quanto rivela oggi Donatella Santoro, nel bellissimo libro realizzato dalla Andrea Livi Editore.

Riporta un sogno avuto qualche tempo dopo la morte del genitore: « Entrando nello studio di papà, ho visto che lui non c’era e che, sulla sedia davanti alla scrivania, c’era invece un ramoscello verde con piccoli fiori bianchi, e questo era un poco inclinato verso la finestra; poi, avvicinandomi, quel ramoscello era scomparso, e, al suo posto, c’era papà».

Mario Santoro. L’uomo, il medico, lo studioso. Un personaggio schivo, gentile, coltissimo. Medico specialista in pediatria, era nato in Abruzzo.

Arrivò a Fermo nel 1935. Dopo quattro anni venne nominato Direttore del Brefotrofio. Lo «rese un modello di efficienza» legandolo alla Scuola di Nipiologia, a quel tempo prima in Italia. Restò in carica sino al 1958.

Grande medico dalla grande umanità, così lo ricorda sua figlia: «Osservando papà mentre visitava piccoli e piccolissimi bambini, sempre mi colpiva come il suo viso si illuminasse di grandissima serenità e di immensa gioia. Insieme e contemporaneamente apparivano la ricchezza interiore, la purezza dei suoi sentimenti, la dolcezza d’animo e l’umanità profonda».

Credeva in Dio e nella libertà. Per difendere quest’ultima aveva partecipato alla lotta contro il nazi-fascismo, sottolineando di «avervi preso parte, però, solo come uomo libero e contrario ad ogni forma di violentazione».

La culturale che lo rendeva un medico umanista, la passione per la storia (conseguì la Libera Docenza in Storia della Medicina) fecero sì che Santoro reggesse come direttore la Biblioteca comunale di Fermo per oltre 30 anni. Fece ancora altro. Forse il suo capolavoro.

«La sua perla più preziosa – scriveva il prof. Gisleno Leopardi – è stata la creazione nel 1955 dello Studio Firmano dell’Antica Università, che considerava la continuazione ideale dell’Università di Fermo…».

Le cosiddette Tornate biennali all’inizio, annuali poi richiamavano in città scienziati e storici della medicina di livello internazionale. Oggi lo Studio Firmano è lanciato e conosciuto nel mondo, e continua la sua opera con l’attuale Reggente Andrea Vesprini, e con la sua vice Fabiola Zurlini, che conobbero il maestro.

La città di Fermo lo ricorda avendogli nel 2004 intitolato un piazzale sotto all’ex Cinema Nuovo, e nel 2018 il Nido d’infanzia comunale di Santa Caterina, in via Sant’Andrea.

Ebbi modo di conoscerlo personalmente nel 1986. Scrissi di lui: «Nel Palazzetto dell’Orologio (ala a monte), quasi dirimpetto all’imponente e benedicente statua di Sisto V, in piazza a Fermo, lavora ancora un certosino. Lavora studiando e scrivendo e difendendo quella cultura alta che non si vuol vendere ai mercanti…».

Concludo con le parole di Sant’Agostino riportate da Donatella Santoro: «Le persone care che ci hanno lasciato non sono degli assenti, ma sono degli invisibili che guardano, con i loro occhi pieni di luce, i nostri pieni di pianto».

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Sabato, 2 marzo 2019

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