Cammino la Terra di Marca. Tracce templari dalla montagna al mare

Non Nobis, Domine, Non Nobis, sed Nomini Tuo da Gloriam.

È un versetto del Salmo 113: Non a noi, Signore, non a noi, ma rendi gloria al tuo nome. Ed è anche il motto dei Cavalieri del Tempio.

Mi domando se Francesco Stabili, più conosciuto come Cecco d’Ascoli, l’abbia recitato quando, adolescente, entrò nel monastero ascolano di Santa Croce ad Templum che sorge davanti alla Via dei Templari.

Ci ripenso mentre arrivo dinanzi alla chiesa di Sant’Andrea, a Monterubbiano. Dire chiesa è troppo. Certamente lo fu. Ora è ben altro. L’edificio risalente al XII secolo ha incastonati sui muri alcuni simboli dei Poveri Cavalieri di Cristo. C’è molta leggenda nera intorno a loro. Molta leggenda e pochi documenti.

«Ti stai ficcando in un ginepraio», mi sussurra un amico archeologo. Lo so. Mi devo districare tra il mito templare rivisitato nell’Ottocento, inzuppato di elementi esoterici, e la rigidità cadaverica di certo accademismo.

Ma ci sono anche molte deduzioni da fare, e mi piace offrire un primo itinerario attraverso le Marche sud. Magari, partendo dalla montagna. Da Montemonaco. Le sue chiese sul colle più alto, quasi a ridosso delle possenti mura che resistettero agli Sforza, conservano tracce di templarismo: le rose ad esempio, o la rotella fiore della vita.

Scendendo, s’incontra Cremore, in territorio di Montefortino, dove insiste un edificio medievale che, secondo alcuni scrittori, fu ospitale templare. Cioè luogo di accoglienza per pellegrini, viandanti e commercianti che dall’Adriatico si recavano verso il Tirreno e viceversa. Lo storico Carlo Castignani scrive «dell’ospedale templare di San Giacomo de Vena posto sulla strada per Montefortino, poco oltre il confine con Amandola e l’omonimo ponte sul Tenna…». Incursione rapida a Comunanza per guardare San Francesco di Monte Passillo che sicuramente il sigillo templare lo possiede.

San Zenone di Fermo

Tornando verso la vallata del Tenna e seguendo le indicazioni del prof. Castignani, chiedo maggiori lumi sulla chiesa fermana di san Giacomo. L’amico studioso di storia, Emanuele, me ne indica due: una più grande, una meno. Entrambe scomparse. Quella minore, e templare, si trovava nella zona del Santuario della Misericordia. Il colle retrostante che scende fino a Fonte Fallera è conosciuto come San Giacomo, e San Giacomo (ancora lui) era anche il nome dell’antico ponte sul Tenna che avrebbe collegato oggi Molini Girola a Campiglione. Ma lui precisando che si tratta solo di ipotesi, attribuirebbe ai Templari la chiesa di San Zenone la cui piazza era chiamata dell’Olmo, albero identificativo dell’Ordine.

Il nostro cammino continua verso l’ospitale di Altidona che nel 1290 era retto da un tal fra Tyano. Mentre lungo la piana del Menocchia, in territorio di Montefiore dell’Aso è stata scoperta, e ricoperta, una Domus con tracce inequivocabilmente templari. Le Domus erano le case di accoglienza dell’Ordine.

Ci sarebbe poi la scomparsa chiesa di San Salvatore a Ripatransone e le rovine di Monte Cretaccio a Monteprandone. Forse, la più importante presenza dei Templari era a Pescara del Tronto, a Santa Croce. Il terremoto ha spazzato via tutto. Come il Concilio di Vienne, del 1311, spazzò via i monaci-guerrieri.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino,Domenica, 3 marzo 2019

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