Minori… per modo di dire. Ivo il belga amante delle Marche

Oggi (sabato) e domani (domenica), guiderà i turisti alla scoperta di Petritoli. Li porterà, secondo il programma della delegazione fermana del FAI stilato in occasione delle Giornate di Primavera, al convento delle Clarisse (oggi municipio), alla torre civica, alla chiesa di Santa Maria ad Martyres, e poi al teatro dell’Iride e all’Antica Stamperia Fabiani. Non lo farà da solo. E non lo farà in italiano (altri lo faranno nella nostra lingua). Con lui ci sarà un drappello di adulti ciceroni che parlano inglese, albanese, spagnolo, francese, inglese, tedesco, olandese. D’altronde, siamo a Petritoli, forse il paese più cosmopolita delle Marche, sicuramente di quelle del sud.

Lui è Ivo De Ruyter. Il cognome tradisce l’origine belga, esattamente: fiamminga. 65 anni, già direttore nel suo paese di una compagnia di assicurazioni. Un innamorato, però, del fermano. Un uomo che nel 2012 decide di trasferirsi e cambiare vita. E un esempio di integrazione perfettamente riuscita.

Ivo De Ruyter nella stamperia Fabiani

Questa la storia. Ivo è un gran lavoratore. Ha dato molto al suo lavoro. Forse troppo. «Ero un po’ maniacale» ammette oggi.

Nei periodi di ferie, Ivo girava l’Europa in camper. In Italia, arriva più di una volta. La percorre da nord a sud. Inizia a conoscerla bene. Fino a che non transita per le Marche e sceglie di soffermarsi qualche tempo.

«E qui resto affascinato da diversi aspetti». Lo conquista il paesaggio: «Quella combinazione ravvicinata di mare, collina e montagna»; lo conquista l’apertura: «Un giorno, proprio a Petritoli, vado a chiedere informazioni in Municipio e mi sembra subito di trovare degli amici»; lo conquista l’accoglienza: «Mi reco in pizzeria a mangiare un boccone, i titolari capiscono che sono un turista che si sta innamorando, e non vogliono essere pagati». Lo conquista il cibo: «Una cosa incredibile». Infine, a conquistarlo è il clima: «Quello che cercavo, niente a che vedere con quello del nord».

Affare fatto! Ivo sceglie Petritoli come sua seconda patria. In effetti, aveva anche supposto di incardinarsi a Potenza Picena o Offida. Ma Petritoli ha la meglio, tirate tutte le somme.

Così, nel 2012, dopo aver acquistato da un olandese un edificio in periferia, e tra il verde, il sig. De Ruyter si fa cittadino petritolese.

Potrebbe scegliere di restare in campagna per vivere sereno e tranquillo. Certamente lo fa, perché era quello che cercava dopo una vita di frenesia e stress. Ma non si isola dalla comunità locale. Proprio no! Inizia ad impegnarsi. Lo vedono in bici, snello com’è, percorrere con agilità le strade di campagna; lo vedono giocare a tennis con una certa qualità; lo vedono parlare con tutti; lo ascoltano leggere le letture in chiesa. Ed ecco che arriva Giancarlo Fabiani, a quel tempo assessore al turismo e proprietario, ancora oggi, della fascinosa Stamperia omonima.

Fabiani gli fa una proposta del tipo: Caro Ivo, tu parli cinque lingue, conosci il mondo e sei un organizzatore nato, ti andrebbe di seguire volontariamente (leggasi: senza compenso) l’ufficio turistico? E come no!

È la risposta senza troppi pensamenti.

A Petritoli è stata fondata da due decenni l’Associazione Internazionalmente insieme. Ha lo scopo di intrecciare dialogo e rapporti con le persone delle 29 nazioni presenti in paese. Sembra fatta a posta per il belga trapiantato. Ne diventerà presidente.

Alla domanda, come si sente oggi a Petritoli? Risponde certo: un cittadino ad ogni effetto, un «locale», per dirla con il suo italiano imparato strada facendo.

Per non annoiarsi – ma quando mai! – gestisce anche un piccolo B&B.

E i lunedì, sia estate che inverno, gioca a burraco, sia con italiani che con stranieri.

L’integrazione? Eccola qua.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Sabato, 23 marzo 2019

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