Artigiani Veri. Gli occhiali di cuoio di ED

Artisti e artigiani. Artigiani e artisti. Un mix. Perfetto. Collimante. Come era nelle botteghe medievali e rinascimentali dove l’opera dell’ingegno si mischiava a quella delle mani. Un tutt’uno.

Ci penso, parlando con Elìa Olivieri, 36 anni, di Montegranaro.

Elìa è un design. Si è formato seguendo numerosi corsi. È partito come modellista di calzature. Poi, qualcosa è cambiato. Soprattutto, qualcosa doveva cambiare. La gioventù esige novità. Così, nel 2012, si mette in società con Daniele Marconetti, anche lui giovane, anche lui creativo.

Elia Olivieri

Che si fa, che si può produrre, con cosa entrare in nuovi mercati? Pensa e ripensa la soluzione arriva: si dà corso a quell’idea perseguita quasi per gioco: la creazione di un tipo di occhiali particolari. Non tanto nelle fogge, anche. Soprattutto nel materiale. Quale? Il cuoio, il pellame, «quel materiale antico, – spiega Elìa – che è ai primordi della nostra storia, la storia dell’umanità». Occhiali in cuoio. Occhiali in pelle. Brand: Slave To Ancestors, Schiavi degli Antenati, o, forse meglio, sulla stessa scia dei materiali usati dagli antenati.

Per due anni la nuova società che prende il nome di ED srl (ED sta per Elìa e Daniele) prova a realizzare qualcosa di originale. Elìa e Daniele non solo disegnano ma lavorano pure con le mani. Artigianalmente. Il laboratorio, ma meglio sarebbe dire la bottega per quel sapore antico di artigianalità, si trova a Montegranaro, in via Alpi. Così la avvertono i nostri artigiani: «SLAVE TO ANCESTORS vi potrà sembrare una vecchia bottega, con attrezzi alla rinfusa, merci accatastate, dove il sibilo della stampante è sottomesso ai colpi del martello che lavora. Sentirete l’odore antico del cuoio pur trovandovi in un moderno atelier, dove i computer spuntano fra pezzi di pellami e barattoli di colori. Quel cuoio che un tempo era destinato a divenire la pianta di una scarpa, da ora sarà una inseparabile alternativa». Ed ecco allora configurarsi quel che si diceva all’inizio: opere dell’ingegno e opere delle mani.

Nel 2014, il prodotto è perfezionato. I nostri due dioscuri sono pronti a entrare nel mercato dove un occhiale di tal fatta non c’era o, se c’era, non si conosceva.

Daniele Marconetti

Le prime fogge sono in tutto sette. Oggi i modelli sono 30. Alcuni realizzati anche in cuoio e metallo o in cuoio e acetato. Il lavoro resta sempre fatto a mano e in casa, solo il taglio con il laser viene effettuato altrove, ma sempre localmente.

Nella prima fase, la ED srl si appoggiava ad un ufficio commerciale esterno.

Attualmente anche questo settore è gestito in proprio. Quindi i nostri, dopo aver lavorato, prendono valigie e cataloghi e si spostano all’estero. A New York come ad Hong Kong. In Italia sono presenti in 20 stores, dal Piemonte alla Sicilia.

Ma torniamo agli occhiali. «Per realizzarli – insistono – utilizziamo materiali irripetibili: cuoio e pellami, a volte ricercati ed insoliti, spesso costosi, altre volte semplicissimi». E con una attenzione particolare all’ambiente. Non è un caso che si riforniscano di cuoio e pelle da una conceria storica di Pordenone che ha fatto della depurazione il suo cavallo di battaglia. Attenzione all’ambiente!

Chiedo ad Elìa se ha un messaggio per i giovani. Risponde rapido: «Vorrei dire ai giovani, ai miei coetanei, di reinventarsi sempre. E, anche quando ci saranno le delusioni, prenderle per riprovare».

Grazie!

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino,Giovedì, 28 marzo 2019

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